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Sociologia: cos'è e quali sono le principali teorie | ||||||||||||||||||||||||
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Sociologia: cos'è e quali sono le principali teorieCosa stampare Con "Margini: predefiniti" compaiono anche i numeri di pagina. SlideScegli il taglio Lampo10 slideIl filo essenziale, per presentarlo in classeCompleta17 slideTutti i capitoli e gli approfondimentiTutte e due hanno le note del relatore. In 30 secondi lettura lampoLa sociologia studia i fenomeni sociali: da che cosa nascono, che effetti hanno e come si collegano tra loro. Il nome lo inventò Auguste Comte nel Corso di filosofia positiva, uscito tra il 1830 e il 1842, e la disciplina prese forma nell'Europa dell'Ottocento. Le sue teorie rispondono in modi diversi a una domanda di fondo: quanto la società plasma le persone e quanto sono le persone a costruirla. Durkheim e il funzionalismo partono dalla società; Weber parte da chi agisce e dai suoi motivi, l'interazionismo simbolico dagli scambi della vita quotidiana. La teoria del conflitto, da Marx a Dahrendorf, guarda allo scontro tra classi e tra chi comanda e chi obbedisce. Punti Chiave
I numeri chiave
L'ApprofondimentoChe cosa studia la sociologiaSecondo l’Enciclopedia on line Treccani la sociologia si occupa dei fenomeni sociali: da che cosa nascono, che conseguenze hanno, come si legano l’uno all’altro. L’ufficio statistico del lavoro degli Stati Uniti descrive un mestiere fatto di ricerca, in cui il sociologo progetta studi per verificare teorie sui problemi sociali. I dati li raccoglie con interviste e osservazioni e li elabora anche con software statistici. Il lavoro comincia spesso dove il senso comune si ferma. Secondo Robert K. Merton molte delle ipotesi sociologiche più fertili sono nate per spiegare osservazioni che il senso comune lasciava aperte; quel sapere pratico funziona nella vita di ogni giorno, però vale soltanto dentro il gruppo che lo condivide. Auguste Comte e la nascita della parolaLa parola sociologia l’ha coniata Auguste Comte (1798-1857), il filosofo che fondò il positivismo. Compare per la prima volta nella lezione 47 del Corso di filosofia positiva, sei volumi usciti tra il 1830 e il 1842. È un ibrido di due lingue: viene dal latino socius e societas (compagno, società) e dal greco logos (discorso, studio). Secondo la Stanford Encyclopedia of Philosophy Comte inventò anche un’altra parola rimasta nell’uso comune, altruismo. All’inizio Comte chiamava la nuova disciplina fisica sociale. La divideva in statica e dinamica e immaginava la società come un organismo composto di organismi più piccoli: la famiglia, le imprese, le associazioni, le istituzioni politiche. Riprendendo idee di Saint-Simon cercava le leggi dello sviluppo sociale, e la più nota è la legge dei tre stadi (teologico, metafisico, positivo), formulata già in uno scritto del 1825. Nella sua classificazione la sociologia veniva per ultima tra le scienze e doveva coordinare tutto il sapere. Ai suoi tempi molti pensavano che i fenomeni sociali fossero troppo complessi per diventare materia di scienza. La seconda grande opera di Comte, il Sistema di politica positiva, uscì in quattro volumi tra il 1851 e il 1854. In Europa si comincia a parlare di sociologia verso la metà dell’Ottocento, e nei decenni seguenti cresce il numero di studiosi che si presentano come sociologi. Per l’Enciclopedia on line Treccani la disciplina diventa autonoma in parallelo con la rivoluzione industriale. Alessandro Cavalli, nella voce dell’Enciclopedia delle scienze sociali, collega il bisogno di una scienza della società a tre svolte del mondo moderno: la Rivoluzione francese, la rivoluzione industriale e la nascita della scienza moderna. Struttura o azione: la domanda che divide le teorieCavalli raggruppa i classici in due famiglie. C’è chi parte dal problema dell’ordine, come Comte, Spencer e Durkheim, e chi parte dal conflitto, come Marx, Weber e Pareto. Dietro questa divisione ci sono due modi di spiegare quello che fanno le persone. Il paradigma della struttura comincia dalla società: l’individuo sceglie, ma in uno spazio stretto, delimitato dalla struttura sociale. È un approccio olistico, che prende come unità di analisi la società e vede negli individui il tramite attraverso cui essa si manifesta. Il paradigma dell’azione, la cui fondazione si attribuisce a Max Weber, si regge su due principi. I fenomeni su larga scala si spiegano risalendo alle azioni dei singoli; per spiegare un’azione bisogna conoscere i motivi di chi la compie. A questo paradigma corrisponde l’individualismo metodologico, opposto all’olismo, e la parola individualismo vi indica un metodo di lavoro, che non porta con sé alcun giudizio morale. Qui l’individuo sceglie tra più strade dentro i vincoli che trova e, agendo, produce la struttura stessa. Le istituzioni diventano azioni sedimentate nel tempo, che altre azioni possono cambiare. La stessa divisione si ritrova nei livelli di analisi. Per Talcott Parsons il livello micro va dalla personalità fino a un piccolo gruppo come la famiglia, e il livello macro arriva al sistema mondiale degli Stati. Alla macrosociologia appartengono le teorie strutturaliste e sistemiche; la microsociologia, che Treccani chiama sociologia della vita quotidiana, si occupa dell’individuo e delle sue relazioni e si collega in gran parte al paradigma dell’azione. Le due visioni si escludono solo nelle versioni estreme, con una società che determina tutto o un individuo libero da ogni vincolo. Nella ricerca sul campo si usano spesso insieme, e per Cavalli nelle scienze sociali convivono più paradigmi in concorrenza, con un predominio sempre parziale e temporaneo di quello che prevale. Durkheim e i fatti socialiÉmile Durkheim (1858-1917) è il sociologo francese a cui si riconosce di aver fondato, o rifondato, la sociologia come scienza empirica che tiene insieme teoria e dati. A Bordeaux pubblica La divisione del lavoro sociale (1893), Le regole del metodo sociologico (1895) e Il suicidio (1897). Per Durkheim la società è una realtà sui generis, che non coincide con la somma degli individui. I suoi mattoni sono i fatti sociali: maniere di agire, di pensare e di sentire che stanno fuori dalla singola persona e la spingono in una direzione. Ne sono esempi la lingua e la moneta di una società. Lo sono anche le sue leggi e le credenze religiose, il modo di vestire e l’idea di bellezza. Durkheim pensava che si potessero studiare con lo stesso spirito con cui un fisico studia il mondo fisico. L’Internet Encyclopedia of Philosophy segnala un punto spesso frainteso: i fatti sociali sono esterni e interni all’individuo insieme, perché esistono solo attraverso le persone.
Nelle Regole Durkheim sostiene che la società viene prima degli individui e che un fatto sociale va spiegato con altri fatti sociali; la psicologia dei singoli non basta. Lo studio sul suicidio mette alla prova questa idea su un gesto che sembra solo individuale: con le statistiche disponibili all’epoca Durkheim mostra che anche lì agiscono cause sociali. Quelle cause spiegano perché la probabilità del suicidio cresce quando una persona è meno integrata nelle sue reti di rapporti, e da sole non bastano a spiegare il singolo caso. Durkheim distingue anche due forme di solidarietà. Nelle società poco differenziate le persone si somigliano, e il legame che nasce dalla somiglianza lo chiama meccanico. Nelle società moderne mestieri e funzioni diversi dipendono gli uni dagli altri, e la solidarietà fondata su questa interdipendenza è detta organica. Il funzionalismo: Parsons e MertonNegli anni Trenta del Novecento la Scuola di Chicago perde terreno a favore del funzionalismo, e nel 1937 Talcott Parsons pubblica La struttura dell’azione sociale. Lo struttural-funzionalismo americano di Parsons tratta la società come un sistema integrato, fatto di ruoli, di strutture e di funzioni. Nel 1949 Robert K. Merton introduce due distinzioni. La prima separa le funzioni manifeste da quelle latenti, e la funzione latente riprende un’idea di Weber, l’effetto non voluto. La seconda separa le funzioni dalle disfunzioni: la stessa cosa può servire a un sistema e danneggiarne un altro. Treccani parla per questo di funzionalismo relativo, in cui le azioni sociali producono anche effetti non previsti. Merton propone inoltre le teorie a medio raggio, più adatte alla ricerca empirica delle grandi teorie generali.
Nel 1959 C. Wright Mills, l’autore dell’immaginazione sociologica, accusa il funzionalismo di Parsons di essere troppo astratto e formalista. Altre critiche gli hanno contestato un fondo di ideologia conservatrice e la fatica a spiegare il cambiamento, i conflitti e il dominio. La teoria del conflitto: da Marx a DahrendorfNel Manifesto del partito comunista (1848) Karl Marx e Friedrich Engels leggono tutta la storia passata come una storia di lotte tra classi. Per Marx è il conflitto tra classi a muovere il cambiamento sociale. Cavalli precisa che a rigore Marx non è un classico della sociologia, perché altre discipline lo rivendicano altrettanto, ma ne è stato un precursore. Weber allarga il campo. Per lui le classi sono una delle strutture intorno a cui si organizzano interessi contrapposti, e nemmeno la principale: si lotta anche nella religione, nel diritto, in politica, per l’onore e il prestigio. Il conflitto è la condizione normale della società, e Weber, a differenza di Marx, non prevede una fine della storia in cui i conflitti cessino. Nel 1957 Ralf Dahrendorf critica Marx per aver fondato le classi solo sulla proprietà. Per Dahrendorf c’è conflitto, aperto o nascosto, in ogni organizzazione pubblica o privata dove qualcuno comanda e qualcuno obbedisce. Georg Simmel e Lewis Coser (1956) guardano all’altra faccia: il conflitto spezza legami e ne crea, per esempio rafforzando la coesione all’interno dei gruppi che si scontrano. Weber e la sociologia comprendenteMax Weber nasce a Erfurt, in Prussia, nel 1864 e muore all’improvviso a Monaco nel 1920, di polmonite, probabilmente per l’influenza spagnola. Secondo la Stanford Encyclopedia of Philosophy il suo lavoro spinge la nascita della sociologia come disciplina accademica e cambia gli studi religiosi, il diritto, la scienza politica e l’economia. Weber separa il comportamento, che si può contare ignorando i motivi, dall’azione, che si capisce solo interpretando il significato che le dà chi la compie. Cavalli chiama questo significato senso intenzionato, e per coglierlo serve la comprensione, il Verstehen della sociologia comprendente. La Stanford Encyclopedia of Philosophy avverte che il Verstehen di Weber non è un’immedesimazione intuitiva. Diventa conoscenza valida quando i significati vengono spiegati anche come cause, come mezzi scelti per un fine. Per Weber, diversamente da Dilthey, comprendere e spiegare si completano.
Weber distingue l’agire razionale rispetto allo scopo (Zweckrationalität) da quello razionale rispetto al valore (Wertrationalität); accanto a questi colloca l’agire affettivo e l’agire tradizionale, che razionali non sono. In questa linea teorica l’essere umano può agire in modo razionale, ma la razionalità non gli è data per natura. Uno strumento tipico di Weber è il tipo ideale, una costruzione volutamente fittizia che non pretende di copiare la realtà. Secondo la Stanford Encyclopedia of Philosophy ne usa tre per il potere legittimo, fondati sul carisma, sulla tradizione e sulla razionalità legale. Nell’Etica protestante e lo spirito del capitalismo (1904-1905) Weber indica nella dottrina calvinista della predestinazione un fattore che Treccani definisce decisivo per la nascita del capitalismo moderno. L’interazionismo simbolico di MeadLe idee dell’interazionismo simbolico nascono a Chicago nei primi decenni del Novecento. Tra il 1910 e il 1920, attorno al dipartimento di sociologia dell’università, si forma la Scuola di Chicago, e George Herbert Mead è considerato uno dei padri fondatori della corrente. Mead nasce a South Hadley, in Massachusetts, il 27 febbraio 1863 e muore a Chicago il 26 aprile 1931. Non pubblicò mai un libro. I suoi volumi li hanno ricostruiti gli studenti dopo la morte, da appunti stenografici dei corsi e da carte inedite: Mind, Self and Society esce postumo nel 1934, a cura di Charles W. Morris. Secondo l’Internet Encyclopedia of Philosophy la sua teoria su come mente e Sé nascono dalla comunicazione sociale è diventata la base dell’interazionismo simbolico. Il Sé si forma nell’interazione con gli altri, soprattutto attraverso il linguaggio, e ha due lati: il Me è la parte sociale, l’Io è la risposta personale a quella parte. Il bambino si guarda prima con gli occhi di persone concrete, poi con quelli dell’altro generalizzato, l’insieme degli atteggiamenti di chi partecipa con lui a un’attività regolata. Il nome della scuola arriva più tardi. Lo conia nel 1937 Herbert Blumer, allievo di Mead, per il quale le persone agiscono verso le cose in base al significato che quelle cose hanno per loro. Alla stessa area della microsociologia Treccani assegna anche W.I. Thomas: se le persone definiscono reale una situazione, sosteneva, quella situazione è reale nelle sue conseguenze. La corrente si diffonde soprattutto negli anni Sessanta e Settanta. Erving Goffman occupa un posto a sé, vicino all’interazionismo simbolico e all’etnometodologia: cerca il fondamento dell’ordine sociale negli incontri faccia a faccia, dove accordi impliciti inquadrano la situazione e le danno un senso. C’è chi include nell’interazionismo il suo approccio drammaturgico, ma la voce Treccani giudica questa inclusione in parte arbitraria. All’interazionismo simbolico si rimprovera di spiegare male il conflitto e il potere. Sul metodo guida le sociologie interpretative, che con alcune eccezioni rifiutano l’analisi quantitativa. Le grandi prospettive a confronto
PresentazioneSlide pronte da scaricare e fare tue in PowerPoint o Google Slides, con le note del relatore. Scegli il taglio Lampo o quello Completo. ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() Falsi miti
Mappa concettualeTrascina lo sfondo per muoverti e i nodi per riposizionarli; usa − e + per chiudere e aprire i rami.
Quiz: mettiti alla provaRispondi alle domande per verificare quanto hai imparato: riceverai subito la correzione e una breve spiegazione. Voto 0/10 0/5
FlashcardsTocca la carta per girarla e verifica se ricordi la risposta, poi passa alla successiva. 1 / 7 Spiegalo con parole tueIl test definitivo: se sai spiegarlo con parole semplici, lo hai capito davvero. Scrivi la tua spiegazione, poi confrontala col Recap. La tua spiegazione resta salvata solo su questo dispositivo.
Domande e risposteChe cosa studia la sociologia?Studia i fenomeni sociali, cioè quello che accade quando le persone vivono insieme: le cause, le conseguenze e i legami tra un fenomeno e l'altro. Il sociologo lavora con ricerche sul campo, interviste, osservazioni e analisi statistiche dei dati. Chi sono i sociologi famosi da conoscere?Tra i classici ci sono Auguste Comte, che inventò la parola, Émile Durkheim e Max Weber. La voce Treccani sulla sociologia definisce Karl Marx un precursore della disciplina. Nel Novecento contano Talcott Parsons e Robert K. Merton per il funzionalismo, George H. Mead e Herbert Blumer per l'interazionismo simbolico, Ralf Dahrendorf per la teoria del conflitto ed Erving Goffman per lo studio degli incontri faccia a faccia. Che differenza c'è tra macrosociologia e microsociologia?La macrosociologia studia le grandi strutture e comprende le teorie strutturaliste e sistemiche. La microsociologia guarda alla vita di tutti i giorni, cioè alle persone e ai rapporti che intrecciano. Talcott Parsons collocava al livello micro tutto ciò che va dalla personalità a un gruppo ristretto, per esempio la famiglia; al livello macro arrivava fino al sistema mondiale degli Stati. Che cos'è l'interazionismo simbolico in parole semplici?È la prospettiva per cui il modo in cui trattiamo un oggetto, un gesto o una persona dipende da ciò che significa per noi, e il Sé si forma negli scambi con gli altri, soprattutto attraverso il linguaggio. Le sue idee nascono a Chicago all'inizio del Novecento con George H. Mead, e il nome lo dà Herbert Blumer nel 1937. Che cos'è un fatto sociale per Durkheim?È un modo di agire, di pensare o di sentire che esiste fuori dalla singola persona e la spinge in una direzione: la lingua, la moneta, le credenze religiose, l'idea di bellezza. Durkheim pensava che i fatti sociali si potessero studiare come i fisici studiano il mondo fisico. Ogni Recap passa da una revisione indipendente prima della pubblicazione. |















