|
recaplica
Interazionismo simbolico: cos'è e le idee di Mead, Blumer e Goffman | |||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
| © 2026 Recaplica · recaplica.com — Tutti i diritti riservati | |||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
Interazionismo simbolico: cos'è e le idee di Mead, Blumer e GoffmanCosa stampare Con "Margini: predefiniti" compaiono anche i numeri di pagina. SlideScegli il taglio Lampo10 slideIl filo essenziale, per presentarlo in classeCompleta14 slideTutti i capitoli e gli approfondimentiTutte e due hanno le note del relatore. In 30 secondi lettura lampoL'interazionismo simbolico nasce negli Stati Uniti e studia come le persone interpretano il comportamento degli altri per poter interagire con loro. Secondo la Stanford Encyclopedia of Philosophy molti considerano George Herbert Mead il padre della scuola, anche se lui non usò mai questo nome. A coniarlo fu Herbert Blumer, che formulò tre premesse sul significato. Erving Goffman, formatosi a Chicago negli anni Quaranta, portò lo stesso sguardo sulla vita quotidiana e la lesse come una rappresentazione davanti a un pubblico. Punti Chiave
L'ApprofondimentoChe cos’è l’interazionismo simbolicoPer Treccani l’interazionismo simbolico è una corrente della sociologia nata negli Stati Uniti che studia l’azione sociale come ciò che mette in relazione gli individui tra loro. L’oggetto principale è l’interpretazione di ciò che significa il comportamento degli altri. La corrente prese forma nella scuola di Chicago, particolarmente attiva negli anni Trenta, ma conobbe la diffusione di massa solo tra anni Cinquanta e Sessanta. È una delle principali teorie della sociologia. Treccani mette in evidenza la «definizione della situazione», cioè il modo in cui gli individui interpretano le azioni altrui per reagire; per la pagina didattica dell’Università del Minnesota Duluth il concetto fu introdotto da W. I. Thomas. Si interpretano gli altri proprio per poter interagire con loro, e l’autore della voce, Roberto Cipriani, vi vede un’attenzione rivolta all’agire individuale più che alla società che lo condiziona. È una lettura di Cipriani. Interazionismo simbolico di Mead: il sé che nasce con gli altriSecondo la Stanford Encyclopedia of Philosophy, George Herbert Mead (1863-1931) fu un filosofo e teorico sociale americano, di solito annoverato tra i grandi del pragmatismo classico insieme a James, Peirce e Dewey. Molti lo considerano il padre della scuola dell’interazionismo simbolico, anche se lui non usò mai quel nome. Non pubblicò mai un libro vero e proprio di filosofia: la sua opera più famosa, Mind, Self, and Society, uscì dopo la sua morte (l’edizione originale è del 1934, a cura di Charles W. Morris) e raccoglie appunti degli studenti e brani di manoscritti inediti. Il significato, per Mead, si forma nello scambio. Nell’esempio dei due cani, il significato del latrato sta nella risposta che l’altro animale dà al primo. Per Mead un gesto diventa simbolo significativo se evoca in chi lo compie la risposta che evoca, o dovrebbe evocare, negli altri. I gesti vocali, cioè le parole, permettono di sentire la propria voce più o meno come la sentono gli altri. La mente compare quando l’organismo sa indicare dei significati agli altri e a sé stesso. Mead giudica assurdo studiarla solo nel singolo organismo: lì ha il suo centro, ma è essenzialmente un fenomeno sociale. Il sé non coincide con l’individuo: è legato all’autocoscienza e prende avvio quando si interagisce con gli altri e si recitano dei ruoli. Per Mead lo sviluppo del sé è strettamente legato a quello del linguaggio. Un ruolo, in questo senso, è un insieme di comportamenti che rispondono ai comportamenti di altre persone, e recitarlo richiede di assumere gli atteggiamenti o il punto di vista degli altri (in inglese role-taking).
Dal play al game e l’altro generalizzatoSecondo la voce di Wikipedia su Mead, la comprensione del mondo sociale passa per due fasi: prima il play, il gioco libero, poi il game, il gioco organizzato. Nel play il bambino imita ruoli degli adulti per capirli, come il poliziotto e il ladro o il dottore e il paziente. Nel game assume il ruolo di tutti i partecipanti, e i ruoli devono avere tra loro un rapporto preciso.
Per giocare bisogna conoscere i comportamenti legati a ogni posizione in campo; le risposte di singole persone non bastano. Per l’altro generalizzato, Mead intende la comunità o il gruppo organizzato che dà unità al sé dell’individuo, e la voce di Wikipedia lo descrive come il primo incontro del bambino con l’insieme organizzato degli altri. L’atteggiamento dell’altro generalizzato è quello dell’intera comunità.
Io e Me, le due fasi del séNella lettura della Stanford Encyclopedia, per Mead «Io» (I) e «Me» sono distinzioni funzionali, non metafisiche: sono fasi del sé. Il Me nasce in rapporto a un altro generalizzato ed è un oggetto conoscibile, che si coglie solo a posteriori, riflettendoci. Ogni risposta dell’Io è in qualche misura nuova, e per questo l’Io dà il senso di libertà e di iniziativa.
Appena le azioni dell’Io vengono riconosciute e conosciute diventano, per definizione, un Me. Il flusso continuo di coscienza di sé non viene dall’Io che si osserva in diretta ma dal commento continuo del Me sulle azioni dell’Io. Le risposte nuove dell’Io possono entrare a far parte di un Me, quindi i Me cambiano nel tempo. Nascono inoltre in rapporto a più sistemi di comportamento e a più altri generalizzati: il Me è, per definizione, plurale. La voce ricorda un precedente: William James scrisse nel 1890 che si hanno tanti sé sociali quante sono le persone che ci riconoscono e hanno in mente un’immagine di noi. Blumer e l’interazionismo simbolico: le tre premesseHerbert Blumer, allievo e interprete di Mead, coniò il termine «interazionismo simbolico» e ne diede una sintesi influente, secondo Wikipedia e la pagina del Minnesota Duluth. Lo fece nel 1937, in un articolo di sintesi sulla psicologia sociale nel volume Man and Society, secondo Wikipedia ed Encyclopedia.com; il libro del 1969 è quello in cui Treccani lo vede usare la nozione in modo specifico. La voce di Wikipedia attribuisce la concezione a Mead e a Cooley, il cui «sé specchio» ha influenzato la teoria del sé di Mead, e conta tra i rappresentanti anche W. I. Thomas. Le premesse di Blumer, nella versione riportata dalla pagina del Minnesota Duluth e dalla voce di Wikipedia, sono tre.
Per Blumer il significato di una cosa, per una persona, cresce dai comportamenti che gli altri tengono verso di lei a proposito di quella cosa. Nel processo interpretativo l’attore rielabora i significati in base alla situazione e al corso della sua azione: ne sceglie alcuni, ne sospende altri, li controlla e li riorganizza. Il primo gesto dell’interpretazione è indicare a sé stesso le cose verso cui agisce e che per lui hanno significato. La voce di Wikipedia riassume la posizione di Mead come «stimolo, interpretazione, risposta» invece del semplice stimolo-risposta, e racconta che gli interazionisti descrivono il pensiero come una conversazione interiore. Blumer distingue tre classi di oggetti: fisici, sociali e astratti. Ribadisce anche che il mondo empirico risponde alle nostre immagini e resiste, quindi i significati non sono pura invenzione. In ultima analisi, per lui la società umana consiste in persone che agiscono, e ogni schema empirico deve rispettarlo. Goffman e l’interazionismo simbolico: la vita come rappresentazioneErving Goffman, nato in Alberta (Canada), ottenne il dottorato all’Università di Chicago nel 1953. Secondo Encyclopedia.com guidò la svolta verso la microsociologia della vita quotidiana. Il Dictionary of Sociology di Oxford ricorda che a Chicago, negli studi di dottorato degli anni Quaranta, subì l’influenza degli interazionisti simbolici, in particolare di Everett Hughes e Herbert Blumer. Nel libro La vita quotidiana come rappresentazione Goffman legge la vita sociale con la metafora del teatro e studia come le persone recitano ruoli e gestiscono le impressioni che danno agli altri. Il libro si nutrì delle osservazioni sulla vita quotidiana in una comunità di coltivatori delle isole Shetland. La data va dal 1956 al 1959, a seconda della fonte: Treccani indica il 1956, con traduzione italiana nel 1969, Encyclopedia.com il 1959. Secondo la voce di Wikipedia, Goffman portò in sociologia dal teatro il termine «drammaturgia» e ne sviluppò gran parte del lessico. Per la performance di ciascuno usò l’espressione «presentazione di sé»: è ciò che ognuno fa per lasciare negli altri impressioni ben precise, e la si chiama anche gestione delle impressioni. L’attore può credere o no alla parte che recita, essere sincero o cinico, e il pubblico può solo cercare di indovinarlo.
Goffman propose anche il concetto di «istituzioni totali»: luoghi dove ogni aspetto della vita sottostà a un’autorità totale che non lascia retroscena privati. Asylums esce nel 1961, in italiano nel 1968, secondo Treccani. Nelle letture riportate da Encyclopedia.com la malattia mentale è più un’attuazione sociale che una caratteristica dell’individuo. Nella lettura di Randall Collins, la voce di Encyclopedia.com attribuisce a Goffman l’idea che non esista un sé essenziale ma solo una costruzione sociale continua. Per lui l’ordine sociale è conciliante alla base: i vincoli rituali di ogni situazione vanno in larga parte rispettati, altrimenti una realtà sociale non si costruisce. Il Dictionary of Sociology lo definisce difficile da collocare: a volte letto come interazionista simbolico, a volte come formalista alla Simmel, a volte come funzionalista dell’ordine micro. Le critiche all’interazionismo simbolicoTra le critiche frequenti, riporta la voce di Wikipedia, ci sono metodi di ricerca giudicati troppo impressionistici e teorie poco sistematiche. Altri contestano la difficoltà di mettere alla prova la teoria, che è un quadro teorico più che una teoria in senso stretto. Sono segnalate anche la scarsa attenzione alla struttura sociale e alle emozioni. Nacquero in gran parte negli anni Settanta negli Stati Uniti, quando dominavano gli approcci quantitativi, e la più nota è quella di Alvin Gouldner. Le obiezioni toccano anche i singoli autori. La pagina del Minnesota Duluth segnala che Blumer non considera come l’osservazione diretta possa alterare i dati con la presenza stessa del ricercatore. Per Goffman il Dictionary of Sociology ricorda fonti poco chiare e un lavoro sul campo che sembra minimo, e il rimprovero di trascurare struttura sociale, classe ed economia. Gouldner, nel suo libro sulla crisi della sociologia occidentale, lo presentò come apologeta del capitalismo. Lo giudicò anche troppo cinico e concentrato su cose banali. PresentazioneSlide pronte da scaricare e fare tue in PowerPoint o Google Slides, con le note del relatore. Scegli il taglio Lampo o quello Completo. ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() Falsi miti
Mappa concettualeTrascina lo sfondo per muoverti e i nodi per riposizionarli; usa − e + per chiudere e aprire i rami.
Quiz: mettiti alla provaRispondi alle domande per verificare quanto hai imparato: riceverai subito la correzione e una breve spiegazione. Voto 0/10 0/5
FlashcardsTocca la carta per girarla e verifica se ricordi la risposta, poi passa alla successiva. 1 / 7 Spiegalo con parole tueIl test definitivo: se sai spiegarlo con parole semplici, lo hai capito davvero. Scrivi la tua spiegazione, poi confrontala col Recap. La tua spiegazione resta salvata solo su questo dispositivo.
Domande e risposteChe cos'è l'interazionismo simbolico in parole semplici?È una corrente della sociologia nata negli Stati Uniti. Parte da un'osservazione semplice: per poter agire insieme, ciascuno interpreta che cosa significa il comportamento degli altri. Secondo Treccani è questo l'oggetto principale della corrente. Per Blumer il significato delle cose nasce nei rapporti tra le persone. Qual è l'interazionismo simbolico di Mead?Mead non usò quel nome, ma molti lo considerano il padre della scuola. Per lui la mente è essenzialmente un fenomeno sociale e il sé si sviluppa a contatto con gli altri, recitando ruoli. Distingue poi due fasi del sé, l'Io e il Me, e il passaggio dal play al game. Che cosa ha detto Blumer sull'interazionismo simbolico?Blumer coniò il termine e lo riassunse in tre premesse: si agisce verso le cose in base ai significati, i significati derivano dall'interazione sociale e vengono usati e modificati tramite un processo interpretativo. Lo coniò nel 1937 secondo Wikipedia ed Encyclopedia.com; Treccani cita il suo libro del 1969 come uso specifico della nozione. Che rapporto c'è tra interazionismo simbolico e Goffman?A Chicago, negli studi di dottorato degli anni Quaranta, Goffman fu influenzato dagli interazionisti simbolici, in particolare da Everett Hughes e Herbert Blumer. Secondo il Dictionary of Sociology di Oxford resta però difficile da collocare: alcuni lo leggono come interazionista simbolico, altri come formalista alla Simmel o come funzionalista dell'ordine micro. Quali sono le critiche all'interazionismo simbolico?Secondo la voce di Wikipedia i metodi sono stati giudicati troppo impressionistici e le teorie poco sistematiche. Si segnalano anche la difficoltà di verificarla e la scarsa attenzione a emozioni e struttura sociale. Le obiezioni vennero soprattutto dagli Stati Uniti degli anni Settanta, dove dominavano gli approcci quantitativi. Ogni Recap passa da una revisione indipendente prima della pubblicazione. |












