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Arte greca: riassunto dei periodi, dai kouroi all'ellenismo | ||||||||||||||||||||||||
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Arte greca: riassunto dei periodi, dai kouroi all'ellenismoCosa stampare Con "Margini: predefiniti" compaiono anche i numeri di pagina. SlideScegli il taglio Lampo10 slideIl filo essenziale, per presentarlo in classeCompleta14 slideTutti i capitoli e gli approfondimentiTutte e due hanno le note del relatore. In 30 secondi lettura lampoChi studia l'arte greca incontra quattro periodi, dal geometrico all'ellenismo, con lo stile severo come passaggio tra i due di mezzo. Le statue partono dai kouroi rigidi del VI secolo a.C., arrivano ai corpi in movimento dell'età classica e finiscono nei gruppi teatrali dell'ellenismo. I templi, il Partenone in testa, danno alle sculture lo spazio dei frontoni e dei fregi. Le date dei periodi sono una convenzione didattica, perché i passaggi non furono netti. Punti Chiave
I numeri chiave
L'ApprofondimentoCome si divide l’arte greca: i quattro periodiGli storici dell’arte dividono di solito la produzione greca in quattro periodi di stile: geometrico, arcaico, classico ed ellenistico. Tra l’arcaico e il classico si mette lo stile severo, una fase di forte sperimentazione. Questa periodizzazione risale agli studi di Winckelmann, nel Settecento, ed è una convenzione didattica utile a orientarsi ma insufficiente per capire la storia. I confini si appoggiano a fatti politici. Le guerre persiane separano l’arcaico dal classico, il regno di Alessandro Magno (336-323 a.C.) separa il classico dall’ellenismo, e la battaglia di Azio, nel 31 a.C., chiude l’ellenismo (altre voci indicano il 30 a.C., con la conquista dell’Egitto tolemaico). I passaggi tra un periodo e l’altro non furono netti.
Le date della tabella sono approssimate, e per lo stile severo non esiste una cronologia ferma: l’unico punto fermo è il gruppo dei Tirannicidi di Crizio e Nesiote, datato da un’iscrizione al 477/6 a.C. Dal vaso geometrico ai primi templiPrima del 700 a.C. gli edifici greci erano fatti di materiali deperibili: mattoni crudi, legno, paglia. Di quel mondo restano soprattutto i vasi. L’arte minoica e micenea, di norma, non rientra nell’arte greca in senso stretto, che nasce dopo la fine della civiltà micenea. Nell’età protogeometrica e geometrica la ceramica dipinta era una delle poche forme d’arte praticate, e i suoi decori erano astratti. Intorno al 750 a.C. il Maestro del Dipylon e altri ceramisti introducono figure umane e animali molto stilizzate, a silhouette, con i cavalli come soggetto più frequente. Dall’VIII secolo a.C. le piccole figure in argilla, avorio e bronzo hanno arti allungati e torso triangolare, come quelle dei vasi. Nel VII secolo a.C. nascono la scultura e la pittura monumentali. Secondo la World History Encyclopedia, la scultura greca guarda all’arte monumentale dell’Egitto e del Vicino Oriente, le più antiche sculture in pietra (calcare) risalgono a metà del secolo e vengono da Thera, mentre il marmo compare all’inizio del VI secolo con le prime statue a grandezza naturale. Intorno al 580 a.C., probabilmente a Corfù, nel tempio di Artemide, si ha il primo tempio dorico costruito tutto in pietra. Scultura arcaica greca: kouroi, kore e sorrisoLe prime grandi statue erano offerte agli dèi nei santuari oppure segnacoli di tomba. Il modello è il kouros, il giovane nudo in piedi, accanto alla kore, la figura femminile vestita. Tra il 600 e il 480 a.C. cimiteri e santuari greci si riempirono di queste statue in marmo. I primi grandi esemplari sono rigidi come le statue monumentali egizie: il volto non esprime nulla, lo sguardo è fisso davanti a sé, le braccia pendono dritte e i piedi sono quasi uniti. Un esempio sono i kouroi di Argo, Cleobi e Bitone, dedicati a Delfi intorno al 580 a.C. Dopo il 575 a.C. circa le figure maschili e femminili portano il cosiddetto sorriso arcaico, che resta uguale qualunque sia la persona o la situazione. Statue femminili greche: la koreLa kore è sempre vestita; il kouros è nudo. Sulla kore di Phrasikleia (550-530 a.C. circa) resta in gran parte il rosso della veste, una delle rare tracce del colore originale. Kouroi e kore rappresentano una perfezione giovanile idealizzata. I kouroi sono sempre giovani, anche sulle tombe di persone presumibilmente anziane, e sono tutti molto simili tra loro; il rango di chi li commissionava si leggeva nella grandezza. I vasi dipinti: dalle figure nere alle figure rosseLe figure nere mature nascono a Corinto all’inizio del VII secolo a.C. e arrivano in Attica circa una generazione dopo; verso la metà del VI secolo Corinto e le altre scuole locali cedono il mercato alla ceramica attica. Le figure rosse sono un’invenzione ateniese di intorno al 530 a.C., spesso attribuita al Pittore di Andocide. Il rapporto tra figura e fondo si inverte. Nelle figure rosse è lo sfondo del vaso a essere coperto di ingobbio nero, mentre le figure restano del rosso-arancio dell’argilla. I dettagli si disegnano con linee nere di pennello, senza doverli più incidere come nelle figure nere. Le figure rosse rendono meglio l’espressione e l’anatomia. Stile severo e arte classica grecaVerso il 500 a.C., secondo la World History Encyclopedia, gli scultori abbandonano le regole rigide dell’arte arcaica, che rappresentava concetti, e cominciano a riprodurre ciò che osservano. Intorno al 480 a.C. gli ultimi kouroi sono più naturali: il peso passa sulla gamba sinistra, l’anca destra si abbassa e compare un accenno di sorriso. Nel tardo arcaico si fissa anche una proporzione più naturale, con la testa che sta nel corpo sette volte. Questo è lo stile severo, che domina la scultura tra il 490 e il 450 a.C. circa. Il Giovane di Crizio (circa 480 a.C.) è la prima statua nota con il contrapposto, ed è un originale greco in marmo. Nel contrapposto la figura poggia il peso su una gamba, mentre spalle e braccia ruotano rispetto ad anche e gambe; è probabile che bronzi più antichi lo usassero già, ma non ci sono arrivati. Il dio di Capo Artemisio e i due guerrieri di Riace sono bronzi del 460-450 a.C. recuperati dal mare, e il primo è, secondo la World History Encyclopedia, un’opera di passaggio tra arcaico e classico.
Dopo il 480 a.C. Atene vive un periodo di grande creatività, con il complesso dell’Acropoli voluto da Pericle (la storia della città è nel Recap sull’antica Grecia). Nel classico le statue sono verosimili e a grandezza naturale, celebrano il corpo umano, soprattutto il nudo maschile, e i volti acquistano espressione. Le vesti aderiscono al corpo, con l’effetto detto «panneggio bagnato» o «mosso dal vento». Policleto, scultore del Doriforo (il portatore di lancia), scrisse il Canone, un trattato sulle proporzioni del corpo, ma il testo è perduto e se ne conosce solo ciò che altri riportano. L’eroe greco tipico è il giovane nudo in piedi che appoggia il peso su una gamba e porta appena avanti l’altra, posa resa canonica da Policleto. Il braccio a riposo sta dal lato della gamba d’appoggio e quello attivo dal lato della gamba libera: l’incrocio si chiama chiasmo, dalla lettera greca chi. Il Discobolo, attribuito a Mirone (circa 450 a.C.), è una delle statue più copiate dell’antichità e ferma un movimento potente per un istante. Il ruolo dei templiDalla fine del VI secolo a.C. la scultura decora frontoni, fregi e metope di templi e tesori. Nel Partenone e nel tempio di Zeus a Olimpia i fregi sono a rilievo, mentre i frontoni sono riempiti da statue a tutto tondo.
Il tardo classico: nuove proporzioni e nudo femminileIl tardo classico va dal 400 al 323 a.C., e nonostante le guerre l’arte continua a svilupparsi. Nel IV secolo a.C. compare un nuovo ideale di figura, con busto e arti più lunghi e la testa più piccola, di cui l’Apoxiomeno, l’atleta che si deterge, è l’esempio: il manuale Arts 101 lo elenca come opera di Lisippo. A Lisippo di Sicione si attribuisce, secondo la tradizione, una produzione di millecinquecento statue. Intorno alla metà del IV secolo a.C. Prassitele realizza l’Afrodite di Cnido, il primo nudo femminile integrale, che ruota alle spalle e ai fianchi in una curva a S. Secondo una tesi di laurea dell’Università del Colorado, del IV secolo restano pochissimi originali, e bisogna affidarsi molto alle copie romane, da usare con cautela. Arte ellenistica: realismo e gruppi teatraliL’arte ellenistica si fa cominciare di solito con la morte di Alessandro Magno, nel 323 a.C. La scultura diventa soprattutto privata, meno legata ai culti e alle funzioni sociali, e torna a un naturalismo crescente. Gli scultori ritraggono in modo realistico uomini e donne di ogni età, e tra i soggetti ammessi entrano scene domestiche, bambini, animali e gente comune. Il gusto classico, più austero, avrebbe permesso meno sensualità e meno emozione di quante ne mostrano queste opere. Lo stile è spesso detto «barocco», con pose contorte e volti intensi, e il gruppo a più figure è un’innovazione ellenistica, forse del III secolo a.C. Tra le opere più note ci sono la Nike di Samotracia, di datazione incerta (il manuale Arts 101 propone il 190 a.C. circa), il Galata morente e il Laocoonte. Il Laocoonte fu ritrovato a Roma nel 1506, in pieno Rinascimento, e Michelangelo lo vide subito. Le nuove città ellenistiche chiedono statue di dèi ed eroi in serie: la scultura diventa un’industria, con standardizzazione e qualche calo di qualità. Dal Settecento di Winckelmann fino al Novecento gli studiosi hanno parlato dell’ellenismo come di un’epoca di declino e decadenza. Materiali, colori e copie: che cosa ci è arrivatoAll’inizio si usavano soprattutto bronzo e calcare poroso. Il bronzo non passò mai di moda, ma la pietra preferita divenne il marmo. I bronzi si facevano per lo più a cera persa: sul nucleo si modellava la cera, la si copriva di argilla, la si scioglieva e al suo posto si colava il bronzo fuso. La maggior parte delle sculture era dipinta, spesso con colori che al gusto moderno paiono sgargianti. Le tinte vivaci arrivavano ai dettagli, dalle sopracciglia e dalle labbra ai decori delle vesti, oltre che a pelle e capelli. Gli occhi erano spesso a incrostazione, in osso, cristallo o vetro. Ritrovamenti e studi dal XIX secolo mostrano che anche le architetture erano policrome. Il bronzo veniva rifuso nei secoli successivi e il marmo rotto restava dov’era, perciò si è conservato meglio il marmo. Secondo la World History Encyclopedia i bronzi greci originali sopravvissuti sono al massimo una dozzina, secondo una stima della fonte senza anno. Di molti capolavori restano le copie fatte in età romana (l’impero romano le produsse in gran numero), con limiti propri: mancano della mano del maestro, possono cambiare materiale, dal bronzo al marmo, e rimescolare le parti del corpo, le teste più di tutte.
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Quiz: mettiti alla provaRispondi alle domande per verificare quanto hai imparato: riceverai subito la correzione e una breve spiegazione. Voto 0/10 0/5
FlashcardsTocca la carta per girarla e verifica se ricordi la risposta, poi passa alla successiva. 1 / 7 Spiegalo con parole tueIl test definitivo: se sai spiegarlo con parole semplici, lo hai capito davvero. Scrivi la tua spiegazione, poi confrontala col Recap. La tua spiegazione resta salvata solo su questo dispositivo.
Domande e risposteQuali sono i periodi dell'arte greca e come si riconoscono?Sono il geometrico (vasi con decori astratti, dal 900 a.C. circa), l'arcaico (kouroi e kore rigidi, sorriso arcaico), il classico (corpi naturali e idealizzati, contrapposto, panneggio bagnato) e l'ellenistico (dal 323 a.C., realismo, soggetti quotidiani, pose teatrali). Tra arcaico e classico si colloca lo stile severo, fra il 490 e il 450 a.C. circa. Le date sono una convenzione didattica. Che differenza c'è tra scultura arcaica e scultura classica greca?Le statue arcaiche rappresentano concetti con regole rigide: stanno ferme, con lo sguardo fisso. Verso il 500 a.C. gli scultori cominciano a riprodurre ciò che osservano, e in età classica le figure hanno dimensioni naturali, volti espressivi, vesti aderenti al corpo e una disposizione d'animo. Che cosa sono le kore, le statue femminili greche?Le kore sono statue di figure femminili vestite, diffuse nell'età arcaica nei santuari e nei cimiteri, spesso come segnacolo di tomba. A differenza del kouros, la kore non è mai nuda. Rappresentavano un ideale di perfezione giovanile. Come si riconosce l'arte ellenistica?Dal naturalismo crescente: uomini e donne di ogni età resi in modo realistico, bambini, animali e scene domestiche come soggetti. Lo stile delle opere più celebri, detto barocco, ha pose contorte e volti intensi. Il periodo si fa cominciare con la morte di Alessandro Magno, nel 323 a.C. Ogni Recap passa da una revisione indipendente prima della pubblicazione. |












