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    recaplica Teoria del conflitto in sociologia: da Marx a Dahrendorf
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    Teoria del conflitto in sociologia: da Marx a Dahrendorf

    Di Redazione Recaplica · Aggiornato il 22 ottobre 2026

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    La teoria del conflitto legge la società come un luogo dove individui e gruppi inseguono i propri interessi in concorrenza per risorse scarse, e dove il conflitto spiega i rapporti sociali più dell'accordo. Non è una scuola unitaria: Marx lega il conflitto alla posizione nel sistema produttivo, Weber distingue classe, status e partito, Coser si chiede a che cosa serva uno scontro. Ralf Dahrendorf, con il libro uscito in inglese nel 1959, sposta lo sguardo sull'autorità: in ogni organizzazione c'è chi comanda e chi obbedisce. Durkheim, invece, vedeva la società come un organismo che funziona.

    Punti Chiave

    • Tilly (Treccani, 1992) inquadra il conflitto sociale come un caso particolare di competizione, quello in cui le pretese di una parte danneggiano gli interessi di un'altra.
    • Le teorie del conflitto poggiano su tre assunti, secondo la voce inglese di Wikipedia: gli esseri umani agiscono per interesse, le risorse sono sempre scarse, il conflitto è diffuso e inevitabile.
    • Marx lega gli interessi dei gruppi alla posizione nel sistema produttivo, mentre Weber separa tre dimensioni del potere, cioè classe, status e partito.
    • Lewis Coser, nel libro del 1956, studia le funzioni del conflitto sociale a partire dalle idee di Georg Simmel.
    • Per Dahrendorf le classi si formano intorno all'autorità: nella società industriale c'è una classe che comanda e una che obbedisce.
    • Il funzionalismo vede la società come un organismo in cui ogni gruppo ha un ruolo, e a quella lettura le teorie del conflitto si oppongono.

    I numeri chiave

    • 1848 Anno del Manifesto del Partito Comunista di Marx ed Engels, la cui parte storica si apre sulle lotte di classe. Fonte: Wikipedia (EN), Conflict theories
    • 1956 Anno in cui Lewis Coser pubblica The Functions of Social Conflict. Fonte: Beyond Intractability, sintesi del libro di Coser
    • 1959 Anno in cui esce in inglese Class and Class Conflict in Industrial Society di Dahrendorf, molto rielaborato rispetto all'edizione tedesca del 1957. Fonte: Treccani, voce Dahrendorf, Ralf

    L'Approfondimento

    Secondo Charles Tilly, nella voce «Conflitto sociale» della Treccani (1992), la normale competizione diventa conflitto quando uno dei concorrenti avanza apertamente pretese che possono ledere gli interessi altrui. Per Tilly il conflitto è un caso particolare di competizione, quella in cui più parti inseguono vantaggi incompatibili tra loro. Il quadro generale, con il funzionalismo e l’interazionismo accanto, è nel Recap su la sociologia e le sue principali teorie.

    Le idee di partenza

    In sociologia «conflitto» non vuol dire per forza violenza aperta: nella voce italiana di Wikipedia ci rientrano anche tensione, ostilità, competizione e dissenso su fini e valori.

    Nella voce inglese di Wikipedia sulle teorie del conflitto, individui e gruppi interagiscono sulla base del conflitto più che dell’accordo, e la teoria cerca di analizzare la società a livello macro. È un insieme di prospettive, che la voce riassume in tre assunti: gli esseri umani agiscono per interesse, le società vivono in una scarsità costante di risorse, il conflitto è diffuso e inevitabile dentro i gruppi sociali e tra di essi.

    Secondo la voce italiana, potere, ricchezza e prestigio sono sempre scarsi e la domanda supera l’offerta; l’ordine sociale si regge sulla forza o sulla sua minaccia, e il consenso diffuso conta meno. I teorici del conflitto non lo considerano necessariamente distruttivo, perché può produrre cambiamenti che altrimenti non ci sarebbero.

    I precursori vengono dal primo Novecento e dall’Ottocento. Ludwig Gumplowicz, nel suo Grundriss der Soziologie, descrive la civiltà come plasmata dal conflitto tra culture e gruppi etnici. Georg Simmel, secondo Wikipedia, fu tra i primi sociologi a usare formalmente il conflitto come cornice per capire il cambiamento sociale, in un libro del 1908. La sociologia americana, ricorda la voce italiana, trascurò questa prospettiva fino agli anni Sessanta del Novecento. C. Wright Mills è stato definito il fondatore della teoria del conflitto moderna, e nella sua lettura l’élite del potere americana nasceva dalla fusione tra élite aziendale, Pentagono e governo.

    Marx: gli interessi dipendono dalla posizione nella produzione

    Tilly indica Marx come l’esempio più tipico di chi legge la vita sociale come lotta tra gruppi. Nella lettura di Marx che Tilly descrive, gli interessi di individui e gruppi dipendono dalla posizione nel sistema produttivo, quasi tutti i sistemi produttivi contengono interessi contrapposti e il conflitto aperto nasce soprattutto da questi.

    La Stanford Encyclopedia of Philosophy aggiunge che Marx vedeva la storia come una successione di modi di produzione segnati da lotte di classe più o meno esplicite, che portano l’umanità verso il comunismo. Secondo la voce, la lotta di classe è spesso ritenuta centrale nella sua teoria della storia, anche se l’interpretazione di G. A. Cohen le assegna un ruolo ridotto. Nel Manifesto del Partito Comunista del 1848 Marx ed Engels aprono la parte storica dicendo che la storia di ogni società finora esistita è storia di lotte di classe. Per la voce inglese di Wikipedia, il lavoratore che si riconosce come classe unita contro i capitalisti ha raggiunto la «coscienza di classe», termine che la voce attribuisce a Engels. Per l’uomo e le opere c’è il Recap su Karl Marx.

    Weber: classe, status e partito

    Weber elaborò un approccio multidimensionale alla stratificazione che tiene insieme ricchezza, prestigio e potere, secondo la voce inglese di Wikipedia sul tema. Il potere di una persona si mostra con lo status nell’ordine sociale, con la classe in quello economico, con il partito in quello politico. Il saggio uscì postumo nel 1922 dentro Economia e società.

    Nel riassunto di Weber fatto dagli appunti di un corso dell’Università di Regina (1999), le classi sono entità economiche, determinate dalla posizione sul mercato. L’onore, cioè lo status, è la distinzione e la stima che gli altri riconoscono a una persona. I partiti sono organizzazioni che perseguono uno scopo in modo pianificato. Gli stessi appunti aggiungono che Weber non riduce i rapporti di potere al possesso dei mezzi di produzione, ed è scettico sul fatto che una stessa posizione di mercato produca azione collettiva: una coscienza di classe nel senso di Marx, quindi, sarebbe poco probabile.

    Coser: le funzioni del conflitto

    The Functions of Social Conflict di Lewis Coser uscì nel 1956. Secondo la voce di Wikipedia, Coser fu tra i primi sociologi a provare a unire funzionalismo strutturale e teoria del conflitto, cercando le funzioni dello scontro sociale.

    Nel riassunto di Beyond Intractability, Coser parte da Simmel e dal suo saggio Conflict. In questa lettura il conflitto fissa i confini tra i gruppi e rafforza la consapevolezza di essere distinti dagli altri. Il conflitto «pulisce l’aria» e permette di esprimere liberamente le ostilità, la lettura detta della «valvola di sicurezza». Per Coser a minacciare le strutture sociali è la loro rigidità, e il conflitto tende a essere disfunzionale solo dove mancano tolleranza o istituzionalizzazione. Secondo Wikipedia, tra le funzioni del conflitto c’è anche quella di comunicazione.

    Dahrendorf: classi e conflitto intorno all’autorità

    Ralf Dahrendorf, sociologo tedesco poi cittadino britannico, nacque ad Amburgo nel 1929 e morì a Colonia nel 2009. Secondo la Treccani diresse la London School of Economics dal 1974 al 1984. La sua opera sulle classi sociali e il conflitto di classe nella società industriale uscì in tedesco nel 1957 e, molto rielaborata, in inglese nel 1959 come Class and Class Conflict in Industrial Society; la traduzione italiana è del 1963.

    La Treccani scrive che Dahrendorf non accettò la concezione di Marx del conflitto sociale: la società industriale da lui studiata non era più quella dell’Ottocento. Per capirne i conflitti, scrive la voce, bisogna guardare alla distribuzione disuguale di potere e autorità in ogni struttura sociale, senza fermarsi alla proprietà o ai rapporti di produzione.

    Nella ricostruzione della voce inglese di Wikipedia la società è composta da più unità, le «associazioni imperativamente coordinate», e il conflitto sociale è la contrapposizione tra gruppi dominanti e gruppi subordinati al loro interno. Con la diffusione della società per azioni, secondo la voce, chi possiede un’impresa non coincide per forza con chi la controlla, ed è uno dei motivi per cui Dahrendorf lascia da parte la proprietà. Propone di sostituire il possesso o meno della proprietà privata con l’esercizio dell’autorità, o l’esclusione da essa, come criterio per formare le classi: una che comanda e una che obbedisce.

    Esempio pratico: in una grande società per azioni gli azionisti possiedono l’impresa, ma le decisioni quotidiane le prendono i dirigenti, e a eseguirle sono i dipendenti. Con il criterio della proprietà gli azionisti stanno da una parte e tutti gli altri dall’altra. Con quello dell’autorità la linea passa fra chi decide e chi esegue, anche dentro la stessa azienda.

    Dentro queste associazioni, sempre secondo Wikipedia, i «quasi-gruppi» sono insiemi di persone che occupano posizioni con gli stessi interessi di ruolo. Da loro nascono i gruppi di interesse, che hanno membri, un’organizzazione e un programma. Per Dahrendorf la distribuzione differenziata dell’autorità determina sempre i conflitti sociali sistematici.

    Dahrendorf riteneva che il marxismo non spiegasse l’evidente integrazione sociale e che il funzionalismo strutturale lasciasse poco spazio al conflitto: nessuna delle due bastava da sola. Per lui consenso e conflitto si presuppongono a vicenda. Mentre Coser vede nel conflitto funzioni di conservazione, Dahrendorf lo considera anche un motore di cambiamento della struttura sociale. Le sue opere più note sono Class and Class Conflict in Industrial Society (1959) ed Essays in the Theory of Society (1968); The Modern Social Conflict è del 1988, con traduzione italiana del 1989.

    Marx, Weber e Dahrendorf a confronto

    MarxWeberDahrendorf
    Da dove nasce la divisionePosizione nel sistema produttivoClasse, status e partitoDistribuzione disuguale dell’autorità
    Che cosa definisce la classeIl rapporto con la produzioneLa posizione sul mercato, per la dimensione economicaComandare o obbedire dentro un’associazione
    Dalla posizione all’azione collettivaI lavoratori si riconoscono come classe unitaPoco probabile, secondo gli appunti del corsoDai quasi-gruppi nascono i gruppi di interesse

    Teoria del conflitto e funzionalismo

    Durkheim (1858-1917), secondo la voce inglese di Wikipedia, vide la società come un organismo che funziona. Considerava anche il crimine un fattore di salute pubblica, parte integrante di ogni società sana (Le regole del metodo sociologico, edizione inglese del 1938).

    La New World Encyclopedia descrive il funzionalismo come la visione per cui ogni individuo e gruppo ha un ruolo specifico, come gli organi di un corpo, e dice che la teoria del conflitto si pone contro questa visione. Sempre secondo la voce, la teoria fu elaborata nel Regno Unito da Max Gluckman e John Rex, negli Stati Uniti da Lewis Coser e Randall Collins, in Germania da Ralf Dahrendorf. Coser, come si è visto, tentò di tenere insieme le due prospettive.

    Scuola, crimine e genere

    Per la teoria del conflitto, secondo la voce di Wikipedia sulla sociologia dell’educazione, la scuola serve a mantenere la disuguaglianza e a preservare il potere dei gruppi dominanti. Bowles e Gintis sostennero che le scuole riproducono direttamente le disuguaglianze sociali ed economiche del capitalismo, facendole passare per meritocrazia. Bourdieu e Passeron introdussero negli anni Settanta il concetto di capitale culturale, per spiegare le disuguaglianze persistenti nei risultati scolastici.

    Sul crimine, la voce di Wikipedia sulla criminologia del conflitto riporta che George Vold, in Theoretical Criminology (1958), legge il reato come prodotto del conflitto tra gruppi della stessa cultura: il gruppo più efficace nel controllare i processi politici ottiene leggi che limitano il comportamento degli altri. Austin Turk (Criminality and Legal Order, 1969) si rifà a Dahrendorf e sostiene che chi ha il potere trasforma le proprie norme culturali in legge. Gli appunti di corso dell’UMSL attribuiscono a Richard Quinney, una versione marxista per cui legge e Stato sono strumenti della classe dominante.

    Sul genere, la New World Encyclopedia riferisce che le teoriche femministe del conflitto sostengono che le donne siano state oppresse nella storia perché gli uomini potessero trarre vantaggio da posizioni di potere, ricchezza e status.

    Le critiche

    Secondo la voce inglese di Wikipedia, una critica è che la teoria sia troppo politicizzata, per il legame con Marx e l’uso fattone da molte cause e movimenti. Altri critici sostengono che sottovaluti l’unità della società e ne dia una visione negativa. La critica più comune a Dahrendorf è che la sua teoria adotti solo una prospettiva macro-sociologica.

    Presentazione

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    Slide 1 della presentazione su Teoria del conflitto in sociologia: Teoria del conflittoSlide 2 della presentazione su Teoria del conflitto in sociologia: Chi comanda davvero in una grande società per azioni?Slide 3 della presentazione su Teoria del conflitto in sociologia: Da Marx alle applicazioniSlide 4 della presentazione su Teoria del conflitto in sociologia: Capitolo 01: Da Marx a CoserSlide 5 della presentazione su Teoria del conflitto in sociologia: Marx, Weber e Coser a confronto: Karl Marx, Max Weber, Lewis CoserSlide 6 della presentazione su Teoria del conflitto in sociologia: Le date che segnano la teoriaSlide 7 della presentazione su Teoria del conflitto in sociologia: Capitolo 02: DahrendorfSlide 8 della presentazione su Teoria del conflitto in sociologia: Sociologo tedesco, poi britannicoSlide 9 della presentazione su Teoria del conflitto in sociologia: Come si formano le classiSlide 10 della presentazione su Teoria del conflitto in sociologia: Capitolo 03: Contro il funzionalismoSlide 11 della presentazione su Teoria del conflitto in sociologia: Funzionalismo e teoria del conflittoSlide 12 della presentazione su Teoria del conflitto in sociologia: In sociologia il conflitto comprende anche la competizione.Slide 13 della presentazione su Teoria del conflitto in sociologia: Capitolo 04: Scuola, crimine, genereSlide 14 della presentazione su Teoria del conflitto in sociologia: Che cosa sostennero Bowles e Gintis sulle scuole?Slide 15 della presentazione su Teoria del conflitto in sociologia: Su quale criterio Dahrendorf propone di formare le classi?Slide 16 della presentazione su Teoria del conflitto in sociologia: Per rivedere tutto
    Lampo10 slideIl filo essenziale, per presentarlo in classeCompleta16 slideTutti i capitoli e gli approfondimenti

    Falsi miti

    • ✗ Mito Per la sociologia «conflitto» vuol dire guerra, scontri, violenza.

      ✓ Realtà Il termine ha un'estensione ampia: per la voce italiana di Wikipedia include anche tensione, competizione e dissenso sui valori, e per Tilly (Treccani, 1992) è un caso particolare di competizione.

    • ✗ Mito Dahrendorf ha solo ripetuto Marx con parole nuove.

      ✓ Realtà Secondo la Treccani, Dahrendorf non accettò la concezione marxiana del conflitto perché la società industriale che studiava era cambiata rispetto all'Ottocento. Nella sua lettura, ricostruita dalla voce inglese di Wikipedia, la proprietà d'impresa e il suo controllo possono appartenere a persone diverse, e questo è uno dei motivi per cui il criterio per formare le classi diventa l'autorità.

    • ✗ Mito Il conflitto è sempre un danno per un gruppo.

      ✓ Realtà Nella lettura di Coser, riassunta da Beyond Intractability, lo scontro delimita i gruppi e ne rafforza la coscienza, e funziona anche da valvola di sicurezza per le ostilità. Per Coser diventa disfunzionale solo in strutture dove tolleranza o istituzionalizzazione sono insufficienti.

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    • Teoria del conflitto
      • Idea di base Società letta come competizione per risorse scarse
        • Tre assunti Interesse, scarsità, conflitto inevitabile
        • Conflitto non è solo violenza
      • Marx
        • Posizione nella produzione
        • Lotta di classe
        • Coscienza di classe
      • Weber
        • Classe
        • Status
        • Partito
      • Coser
        • Funzioni del conflitto
        • Valvola di sicurezza
        • Rigidità delle strutture
      • Dahrendorf Classi intorno all'autorità
        • Associazioni imperativamente coordinate
        • Quasi-gruppi e gruppi di interesse
      • Contro il funzionalismo
        • Durkheim e la società come organismo
        • Applicazioni Scuola, crimine, genere

    Quiz: mettiti alla prova

    Rispondi alle domande per verificare quanto hai imparato: riceverai subito la correzione e una breve spiegazione.

    Voto 0/10 0/5
    1 Su quale criterio Dahrendorf propone di formare le classi?

    Dahrendorf mette l'autorità al posto della proprietà. Tra i motivi, secondo la voce inglese di Wikipedia, c'è la società per azioni, dove chi possiede un'impresa può essere persona diversa da chi la controlla.

    2 Quali tre dimensioni del potere distingue Weber?

    Per Weber il potere di una persona si mostra con la classe nell'ordine economico, con lo status in quello sociale e con il partito in quello politico. Il saggio uscì postumo nel 1922 dentro Economia e società.

    3 Da quale autore parte Lewis Coser per costruire la teoria delle funzioni del conflitto?

    Il riassunto di Beyond Intractability dice che Coser parte dalle idee di Simmel nel saggio Conflict.

    4 Chi descrisse la società come un organismo che funziona?

    Secondo la voce inglese di Wikipedia, Durkheim vedeva la società come un organismo che funziona, e considerava il crimine una parte di ogni società sana.

    5 Per la sociologia del conflitto, la parola «conflitto» indica sempre violenza aperta.

    Secondo la voce italiana di Wikipedia il termine copre un campo più largo, dove stanno anche la tensione, la competizione e il disaccordo sui valori.

    Risposte: 1-B · 2-C · 3-A · 4-D · 5-B

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    La teoria del conflitto legge la società come un luogo dove individui e gruppi inseguono i propri interessi in concorrenza per risorse scarse, e dove il conflitto spiega i rapporti sociali più dell'accordo. Non è una scuola unitaria: Marx lega il conflitto alla posizione nel sistema produttivo, Weber distingue classe, status e partito, Coser si chiede a che cosa serva uno scontro. Ralf Dahrendorf, con il libro uscito in inglese nel 1959, sposta lo sguardo sull'autorità: in ogni organizzazione c'è chi comanda e chi obbedisce. Durkheim, invece, vedeva la società come un organismo che funziona.

    Domande e risposte

    Che cos'è la teoria del conflitto in sociologia?

    È un insieme di prospettive che analizza la società a livello macro. Parte dall'idea che individui e gruppi agiscano per interesse e competano per risorse scarse, e che il conflitto sia diffuso. Per la voce italiana di Wikipedia è uno dei tre grandi filoni della sociologia, accanto a funzionalismo e interazionismo.

    Che differenza c'è tra Marx e Dahrendorf?

    Per Marx contano le posizioni nel sistema produttivo. Dahrendorf sposta l'attenzione su chi esercita autorità e chi ne è escluso, e su questo costruisce le classi.

    Che cosa sostiene Dahrendorf sul conflitto?

    Nella ricostruzione della voce inglese di Wikipedia, sono sempre le differenze nella ripartizione dell'autorità a produrre i conflitti sociali sistematici, e consenso e conflitto si presuppongono a vicenda. Il suo libro principale sul tema, Class and Class Conflict in Industrial Society, uscì in inglese nel 1959.

    Che cosa dicono le teorie del conflitto sulla scuola?

    Per queste teorie l'istruzione tiene in piedi la disuguaglianza e difende il potere dei gruppi dominanti, scrive la voce di Wikipedia sulla sociologia dell'educazione. Bowles e Gintis sostennero che le scuole riproducono le disuguaglianze del capitalismo presentandole come meritocrazia.

    Che cosa intende Coser per funzioni del conflitto?

    Partendo da Simmel, Coser sostiene che lo scontro traccia i limiti fra un gruppo e l'altro, dà più coscienza di sé a chi ne fa parte e offre uno sfogo alle ostilità. Per lui le strutture rigide sono il vero pericolo.

    Fonti consultate

    • Treccani, Dahrendorf, Ralf (Enciclopedia online)
    • Treccani, Conflitto sociale, di Charles Tilly (Enciclopedia delle scienze sociali, 1992)
    • Stanford Encyclopedia of Philosophy, Karl Marx
    • Wikipedia (EN), Conflict theories
    • Wikipedia (EN), Ralf Dahrendorf
    • Wikipedia (EN), Lewis A. Coser
    • Wikipedia (EN), Three-component theory of stratification
    • Wikipedia (EN), Sociology of education
    • Wikipedia (EN), Conflict criminology
    • Wikipedia (EN), Cultural capital
    • Appunti universitari, Multiple Sources of Power, Class, Status, and Party (University of Regina, 1999)
    • Beyond Intractability, sintesi di The Functions of Social Conflict di Lewis Coser (1956)
    • Appunti universitari, Conflict Theory(ies) of Deviance (UMSL)
    • Wikipedia (IT), Prospettiva del conflitto
    • New World Encyclopedia, Conflict theory

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