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Solidarietà meccanica e organica: Durkheim e la divisione del lavoro sociale | ||||||||||||||||||
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Solidarietà meccanica e organica: Durkheim e la divisione del lavoro socialeCosa stampare Con "Margini: predefiniti" compaiono anche i numeri di pagina. SlideScegli il taglio Lampo10 slideIl filo essenziale, per presentarlo in classeCompleta17 slideTutti i capitoli e gli approfondimentiTutte e due hanno le note del relatore. In 30 secondi lettura lampoNella «Divisione del lavoro sociale», uscita nel 1893, Émile Durkheim si chiede che cosa tenga unita una società. La sua risposta distingue due legami: la solidarietà meccanica, che nasce dalla somiglianza tra le persone, e quella organica, che nasce dal fatto che ognuno svolge un lavoro diverso e ha bisogno degli altri. Per riconoscerle guarda il diritto, perché le pene del diritto penale e i rimedi del diritto civile rivelano quale legame prevale. Il libro si chiude sulle forme anormali, i casi in cui il lavoro diviso non produce solidarietà, e una di queste è l'anomia, la mancanza di regole. Punti Chiave
I numeri chiave
L'ApprofondimentoIl libro del 1893 e la sua domandaLa divisione del lavoro sociale uscì a Parigi nel 1893, dall’editore Félix Alcan, con il sottotitolo «Studio sull’organizzazione delle società superiori». Secondo l’Internet Encyclopedia of Philosophy era la tesi di dottorato del sociologo Émile Durkheim. Durkheim, nato a Épinal, nei Vosgi, nel 1858 e morto a Parigi nel 1917, la pubblicò negli anni di Bordeaux, dove dal 1887 teneva i primi corsi ufficiali di sociologia in Francia, e sul frontespizio si firma incaricato di un corso di scienza sociale alla Facoltà di Lettere. Nella prefazione presenta il libro come un tentativo di studiare i fatti morali con il metodo delle scienze positive. L’opera ha tre libri. Il primo si occupa della funzione della divisione del lavoro, il secondo delle sue cause e condizioni, il terzo delle forme anormali. Michele Salvati, nell’Enciclopedia delle Scienze Sociali Treccani, la definisce la prima grande opera di Durkheim e la legge ancora segnata dall’evoluzionismo sociale di fine Ottocento. Da lì e dall’organicismo vengono parole come «meccanica», «organica», «fisiologico» e «patologico»; i problemi posti, scrive Salvati, sono già quelli della sociologia moderna. La Treccani aggiunge che Durkheim polemizzava con chi riduceva la società industriale a una somma di interessi individuali che si incontrano sul mercato. Il diritto come indizio della solidarietàLa solidarietà sociale non si osserva a occhio nudo. Durkheim cerca allora un fatto esterno che la renda visibile e misurabile, e lo trova nel diritto: ogni regola giuridica ha una sanzione, e il tipo di sanzione dice che legame la regola protegge. Le famiglie sono due. Le sanzioni repressive infliggono una sofferenza a chi ha violato la regola, e coincidono con il diritto penale. Le sanzioni restitutive puntano a rimettere le cose com’erano e a ripristinare i rapporti turbati: appartengono al diritto civile, commerciale, processuale, amministrativo e costituzionale, tolte le eventuali norme penali che contengono.
Alle origini, sostiene Durkheim, tutto il diritto aveva carattere repressivo. Nelle società del suo tempo il rapporto si era capovolto, e il diritto che lui chiama «cooperativo» aveva preso il sopravvento su quello penale. Durkheim e la solidarietà meccanicaIl punto di partenza è la coscienza collettiva o comune. Con questo nome Durkheim indica le credenze e i sentimenti che il membro medio di una società condivide con gli altri, e li tratta come un sistema con una vita propria. Definisce crimine l’atto che offende «gli stati forti e definiti» di questa coscienza. Per questo nelle regole del diritto penale legge le somiglianze sociali più essenziali, quelle da cui nasce la solidarietà del somigliarsi. Quando la coscienza collettiva arriva a riempire per intero quella del singolo, questo legame tocca il massimo e l’individualità si annulla. Nella sintesi dell’Internet Encyclopedia of Philosophy la coscienza individuale dipende da quella collettiva quasi fino a confondersi con essa, in gruppi piccoli di persone che si somigliano. Il nome può trarre in inganno. Durkheim lo prende dalla coesione che tiene insieme i corpi inanimati, da confrontare con l’unità dei corpi viventi, e avverte che con mezzi meccanici o artificiali la parola non ha niente a che fare. Nella tavola dei contenuti indica le condizioni da cui questa solidarietà dipende: quanto spazio occupa la coscienza collettiva rispetto a quella individuale, quanto sono intensi i suoi stati e quanto sono determinati, cioè precisi. Con l’evoluzione sociale la prima resta al più costante, le altre due calano. A questo legame Durkheim associa il tipo sociale che chiama «segmentario»: una società formata dalla ripetizione di gruppi simili tra loro, come gli anelli di un verme anellide. Gli esempi che indica per la forma più pura, fondata sui clan, sono gli Irochesi e gli antichi Ebrei descritti nel Pentateuco. Sono le società che la Treccani, riassumendo il libro, chiama «primitive», con il lessico dell’epoca. Salvati riferisce anche che per Durkheim la coscienza di classe è una forma di solidarietà meccanica, limitata a chi vive la stessa condizione. Che cos’è la solidarietà organicaLa solidarietà prodotta dalla divisione del lavoro presuppone il contrario della somiglianza: gli individui devono essere diversi. Durkheim lo riassume in due rapporti. Più il lavoro è diviso, più ciascuno dipende dalla società; più un’attività è specializzata, più è personale. L’immagine che dà il nome viene dalla biologia. Negli animali superiori ogni organo ha una sua autonomia, e l’unità dell’organismo cresce quanto più le parti sono differenziate. Le società che Durkheim chiama «organizzate» funzionano allo stesso modo: sono un sistema di organi diversi, ciascuno con un ruolo specifico, mentre quelle segmentarie ripetono segmenti uguali.
Nella lettura dell’Internet Encyclopedia of Philosophy, la specializzazione diede al singolo più libertà nel proprio lavoro. Qui, secondo Salvati, Durkheim si separa da Karl Marx: il lavoro specializzato, per lui, fa bene a chi lo svolge. Volume e densità morale: perché il lavoro si divideLa teoria più diffusa ai tempi di Durkheim, che lui attribuisce agli economisti, spiegava la divisione del lavoro con il desiderio di accrescere la propria felicità. Durkheim la respinge. Dubita che si diventi davvero più felici, e osserva che la felicità ha un limite: se il lavoro si dividesse solo per lei, il processo si sarebbe fermato da tempo. La sua spiegazione passa per la «densità dinamica o morale», l’avvicinamento tra gli individui e i rapporti attivi che ne nascono; l’Internet Encyclopedia of Philosophy la riassume come la frequenza dei contatti significativi tra le persone. Cresce insieme alla densità materiale, che può servire a misurarla. Nella storia le società si addensano in tre modi: la popolazione si concentra, nascono e crescono le città, aumentano numero e rapidità delle vie di comunicazione. La tesi è che il lavoro si divide di più man mano che le società diventano più dense e, in genere, più grandi di volume. Il meccanismo è la concorrenza. Nelle società grandi e dense la lotta per la vita si fa più accesa, e Durkheim si richiama a Darwin: due organismi competono tanto più quanto più si somigliano. Nella lettura dell’Internet Encyclopedia of Philosophy, gli individui si specializzano proprio per attenuare questa concorrenza.
L’Internet Encyclopedia of Philosophy osserva che, quando passa agli effetti concreti della densità e della divisione del lavoro, Durkheim analizza soprattutto l’Europa. Le forme anormali: anomia, costrizione, attività insufficienteIl terzo libro raccoglie i casi in cui il lavoro diviso smette di produrre solidarietà. Il primo sono le crisi industriali e commerciali, con i fallimenti, che Durkheim legge come rotture parziali della solidarietà organica: riporta che in Francia i fallimenti erano aumentati del 70% tra il 1845 e il 1869. Un esempio per lui ancora più evidente è il conflitto tra lavoro e capitale. In tutti questi casi i rapporti tra le funzioni non sono regolati, e Durkheim chiama questo stato «anomia». Secondo la tavola dei contenuti, l’anomia si produce quando le parti che dipendono l’una dall’altra non sono in contatto abbastanza stretto o abbastanza a lungo. Secondo la Treccani fu Durkheim a introdurre il concetto, che descrive l’individuo sradicato perché ha perso le norme collettive su cui orientarsi. La seconda forma patologica è la divisione del lavoro costrittiva. Classi e caste organizzano il lavoro con regole strette, eppure generano spesso conflitti. Durkheim parla di costrizione quando le regole hanno perso il contatto con la realtà e con i costumi e reggono soltanto con la forza. Per lui la solidarietà nasce dal lavoro diviso solo quando la divisione è spontanea, e tanto quanto lo è. La terza forma, nel capitolo intitolato «Un’altra forma anormale», è quella in cui ogni lavoratore ha un’attività insufficiente.
Molto di ciò che Marx aveva analizzato nella fabbrica capitalistica, osserva Salvati, ricompare in queste forme anormali. Le corporazioni nella prefazione del 1902Nel 1902 Durkheim passò alla Sorbona di Parigi, e per la seconda edizione del libro, uscita quell’anno, scrisse una nuova prefazione dedicata ai gruppi professionali. Vi sostiene che solo un gruppo costituito ha l’autorità morale e materiale per dare regole agli individui, e che per uscire dall’anomia serve un gruppo dentro cui si formino le regole mancanti. La società politica nel suo insieme e lo Stato, a suo giudizio, non possono svolgere questo compito. Il gruppo adatto è quello professionale, che Durkheim chiama anche corporazione. Nella vita economica del suo tempo, osserva, mancano sia i gruppi professionali sia una morale professionale. Salvati legge in queste pagine la proposta politica di una regolazione estesa, costruita intorno alle corporazioni, e osserva che in essa la solidarietà organica ha bisogno, per reggersi, di un senso di giustizia condiviso da molti. I limiti indicati dai criticiPer Salvati, che rimanda a Lukes (1973), la fiducia di Durkheim in una divisione del lavoro capace di produrre da sé solidarietà poggia su basi piuttosto fragili, sia teoriche sia empiriche. Gli rimprovera anche di non spiegare perché le forme del terzo libro siano «anormali», né perché la forma normale debba prevalere. C’è poi una questione di vocabolario. Secondo l’Internet Encyclopedia of Philosophy, Durkheim usò i termini solidarietà meccanica e organica solo nelle opere giovanili e li abbandonò poco dopo questo libro. Anche «coscienza collettiva» compare soprattutto qui, e in inglese viene reso sia con «collective conscience» sia con «collective consciousness». In Italia il libro è stato tradotto nel 1962. PresentazioneSlide pronte da scaricare e fare tue in PowerPoint o Google Slides, con le note del relatore. Scegli il taglio Lampo o quello Completo. ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() Falsi miti
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Domande e risposteChe cos'è la solidarietà organica secondo Durkheim?È il legame tipico delle società in cui il lavoro è diviso. Le persone non si somigliano più, ognuna ha una funzione specifica e proprio per questo dipende dalle altre. Durkheim la chiama organica perché la paragona agli animali superiori, dove ogni organo è autonomo e l'organismo è tanto più unito quanto più le parti sono differenziate. Cosa dice Durkheim sulla solidarietà meccanica?Che nasce dalla somiglianza. In gruppi piccoli e simili tra loro le persone condividono le stesse credenze, e la coscienza individuale dipende quasi del tutto da quella collettiva. Il segno giuridico di questo legame è il diritto penale: un atto diventa crimine quando offende i sentimenti forti e precisi della coscienza collettiva. Qual è la differenza tra diritto repressivo e restitutivo?Durkheim li separa in base alla sanzione. Il diritto repressivo infligge una sofferenza a chi viola la regola e coincide con il diritto penale. Quello restitutivo cerca di riportare la situazione a com'era prima, e comprende il diritto civile, commerciale, processuale, amministrativo e costituzionale. Che cos'è l'anomia nella Divisione del lavoro sociale?È la prima forma anormale descritta nel terzo libro. Le attività economiche hanno bisogno l'una dell'altra, però si toccano troppo poco e per troppo poco tempo, così nessuna regola si forma tra loro. Gli esempi di Durkheim sono le crisi commerciali, i fallimenti e il conflitto tra lavoro e capitale. Ogni Recap passa da una revisione indipendente prima della pubblicazione. |















