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John Dewey: pensiero pedagogico, opere e scuola-laboratorio | |||||||||||||||||||||
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John Dewey: pensiero pedagogico, opere e scuola-laboratorioCosa stampare Con "Margini: predefiniti" compaiono anche i numeri di pagina. SlideScegli il taglio Lampo10 slideIl filo essenziale, per presentarlo in classeCompleta15 slideTutti i capitoli e gli approfondimentiTutte e due hanno le note del relatore. In 30 secondi lettura lampoJohn Dewey (1859-1952) è stato un filosofo e pedagogista americano, tra i primi fondatori del pragmatismo. Nel 1896 aprì a Chicago una scuola-laboratorio per provare sul campo le sue idee sull'educazione. Per lui si impara dall'esperienza: si agisce, si guarda che cosa succede e ci si ragiona sopra. La scuola doveva funzionare come una piccola comunità, il posto in cui la democrazia si impara vivendola. Tra le sue opere ci sono Il mio credo pedagogico (1897), Democrazia ed educazione (1916) ed Esperienza ed educazione (1938). Punti Chiave
I numeri chiave
L'ApprofondimentoChi era John DeweyJohn Dewey nacque il 20 ottobre 1859 a Burlington, nel Vermont, terzo di quattro figli maschi. Si laureò all’Università del Vermont nel 1879 e per due anni insegnò nelle scuole superiori; poi scelse la filosofia e prese il dottorato alla Johns Hopkins di Baltimora nel 1884. Seguirono dieci anni all’Università del Michigan, con un anno al Minnesota nel mezzo. Nel 1894 l’Università di Chicago gli affidò il dipartimento di filosofia, che comprendeva anche psicologia e pedagogia, e lì prese forma la sua teoria della conoscenza. Nel 1904 si trasferì alla Columbia University di New York, dove lavorò anche con il Teachers College, la scuola dell’università che formava gli insegnanti. Lasciò l’insegnamento nel 1930 e continuò a scrivere: la Stanford Encyclopedia of Philosophy (SEP) conta altri undici libri. Morì a New York nel 1952. Nel 1919 tenne conferenze in Giappone, e tra il 1919 e il 1921 in Cina. Treccani lo presenta come filosofo e pedagogista, e giudica la sua influenza sull’educazione ancora maggiore di quella politica. Il pragmatismo e la teoria dell’indagineLa SEP mette Dewey tra i primi fondatori del pragmatismo americano, insieme a Peirce e James. Per l’Internet Encyclopedia of Philosophy (IEP) questa corrente vede la conoscenza come il frutto dell’adattamento attivo di un organismo all’ambiente in cui vive. Dewey adottò per il suo approccio il termine «strumentalismo», perché la conoscenza vi serve da strumento per guidare il rapporto tra organismo e ambiente; più volentieri lo chiamava «teoria dell’indagine». Per la filosofia nel suo insieme preferiva un’altra etichetta, «naturalismo culturale», che la SEP descrive come una ricostruzione della filosofia dentro la visione di Darwin. Un’indagine comincia da una situazione problematica, quando le risposte abituali non bastano più a mandare avanti quello che si stava facendo. Si immaginano soluzioni, e la loro tenuta si vede solo mettendole in pratica. Treccani descrive anche l’arrivo: una verifica che scioglie il dubbio iniziale, oppure, se va male, un nuovo giro con altre ipotesi. In questo schema, per Dewey, conoscere è il modo più complesso di uscire dalle difficoltà della vita, in continuità con l’adattamento biologico. La scuola-laboratorio di ChicagoLa scuola elementare sperimentale aprì nel gennaio 1896 in una piccola casa del South Side di Chicago: 16 allievi, tre stanze e un grande cortile. Treccani la descrive come una scuola materna ed elementare in cui osservare e sperimentare, al servizio dei corsi di pedagogia che Dewey teneva all’università; per la SEP era il banco di prova della sua logica strumentale e della psicologia funzionalista. Tra chi la diresse ci fu sua moglie, Alice Chipman. Nella storia che la scuola racconta di sé, Dewey voleva mettere in discussione l’educazione tradizionale e capire come una classe potesse diventare una comunità cooperativa. Ciascuno aveva un ruolo e dei compiti, e da lì imparava che cosa vuol dire essere un cittadino attivo. Tra fine Ottocento e inizio Novecento il lavoro nell’orto entrava regolarmente nel programma. La scuola, diventata le University of Chicago Laboratory Schools, si definisce la prima «laboratory school» degli Stati Uniti e pioniera dell’educazione progressiva americana. Il rapporto con l’università si guastò proprio sulla scuola. Nel 1904, dopo i contrasti con l’amministrazione sullo status della Laboratory School, Dewey si dimise e passò alla Columbia. «Il mio credo pedagogico» (1897)Il mio credo pedagogico (My Pedagogic Creed) uscì nel gennaio 1897 sulla rivista School Journal, firmato da Dewey come professore dell’Università di Chicago. L’educazione vi ha due lati, uno psicologico e uno sociale, e nessuno dei due va messo sotto l’altro. Il materiale da cui si parte sono gli istinti e le capacità del bambino; la scuola resta prima di tutto un’istituzione sociale, e a tenere insieme le materie sono le attività sociali che il bambino svolge. L’educazione è un processo di vita e non una preparazione alla vita futura. Nel Credo l’insegnante evita di imporre idee. Fa parte della comunità, sceglie le influenze a cui esporre il bambino e lo aiuta a rispondere. Gli interessi del bambino sono segni di capacità che stanno crescendo, e il Credo chiede di non assecondarli né reprimerli: chi li asseconda in tutto prende il passeggero per ciò che dura. Il testo dà anche una definizione dell’educazione come continua ricostruzione dell’esperienza, in cui processo e fine coincidono, e la chiama «il metodo fondamentale del progresso e della riforma sociale». Tra il bambino e il programmaNegli anni Novanta dell’Ottocento la pedagogia americana discuteva da dove dovesse partire la scuola. Per i «tradizionalisti», come li chiama la SEP, dal programma: era l’educazione «vecchia» nel lessico di Dewey. I «romantici», la sua educazione «nuova» o «progressiva», volevano partire dal bambino e dai suoi impulsi naturali. Dewey propose un modello di interazione che non desse il primato né al bambino né alla società: il bambino era per lui un punto di partenza indispensabile, da tenere insieme a tutto il resto. Tra i due campi, quello che respingeva con più forza era il tradizionalista, per il peso che dava a disciplina e memorizzazione. Gli educatori, sosteneva, dovevano abbandonare le pedagogie che trattano la mente come una lavagna vuota. La Laboratory School ricorda che per Dewey l’istruzione fatta di memoria ed esercizio ripetitivo lasciava i bambini poco sviluppati. Premi e punizioni, nella sua didattica, lasciavano il posto a un lavoro sull’ambiente: l’insegnante lo riorganizzava perché gli obiettivi della scuola incontrassero gli interessi che gli allievi avevano in quel momento. Tra i modi per riuscirci c’era la scelta di problemi concreti che tenessero insieme programma e studente, con le lezioni costruite attorno. Per la SEP era un metodo che chiedeva molto agli insegnanti, tenuti a padroneggiare la psicologia infantile oltre alle materie, e a saperle combinare. Imparare dall’esperienza: i cinque passi di «Democrazia ed educazione»Per Dewey l’esperienza è attività, coinvolgimento nella vita. In Democracy and Education (1916) ha un lato attivo, il tentare come in un esperimento, e uno passivo, il subire le conseguenze di ciò che si è tentato; i due lati vanno insieme, e l’esperienza non è prima di tutto un fatto di conoscenza. Il valore di un’esperienza dipende dai collegamenti che permette di cogliere. Dewey scrive che un grammo di esperienza vale più di una tonnellata di teoria, perché una teoria acquista un senso verificabile solo dentro l’esperienza. Il libro dà dell’educazione una definizione che chiama «tecnica»: una ricostruzione dell’esperienza che ne accresce il significato e rende più capaci di dirigere le esperienze successive. Che educare voglia dire coinvolgere in un processo attivo, osserva Dewey, è un principio accettato in teoria e violato in pratica. I metodi che funzionano danno agli allievi qualcosa da fare, e quel fare chiede di pensare e di vedere i nessi. Gli elementi del metodo didattico coincidono con quelli del pensiero riflessivo, e nel libro sono cinque:
L’espressione «learning by doing», imparare facendo, compare nel testo del 1916: uno sviluppo naturale, scrive Dewey, parte sempre da situazioni in cui si impara facendo, e le arti e le occupazioni pratiche sono la prima tappa del programma. L’idea è molto più vecchia di lui. Già Aristotele, nell’Etica Nicomachea, osservava che si diventa costruttori costruendo e suonatori di cetra suonando. Dewey però avverte che l’attività da sola non fa esperienza. Si può fare anche ciò che non si capisce, perché molte conseguenze di un gesto non si prevedono; si impara quando, dopo l’azione, ci si accorge di risultati che prima erano sfuggiti. Educazione democraticaIn Democrazia ed educazione la democrazia è più di una forma di governo. È un modo di vivere insieme, fatto di esperienza che si condivide e si comunica. Randall Curren, nella voce della SEP sulla filosofia dell’educazione, legge così l’idea di Dewey: una società democratica è una comunità che indaga e risolve insieme i suoi problemi, rispettando le persone e il metodo scientifico. Per la IEP, in Scuola e società e in Democrazia ed educazione Dewey sostiene che le abitudini democratiche si formano fin dai primi anni di scuola. L’idea ha radici nel periodo di Chicago. In un saggio del 1897, «Ethical Principles Underlying Education», Dewey scriveva che la scuola prepara alla vita sociale solo se ne riproduce al suo interno le condizioni tipiche, e riprendendo George Herbert Mead voleva le scuole trasformate in piccole comunità. Nel libro del 1916 la scuola può diventare essa stessa una forma di vita sociale: una comunità in miniatura in contatto con la società fuori dalle sue mura. Dewey vi contesta anche una divisione precisa, quella che mandava i ragazzi privilegiati agli studi umanistici e gli altri ai percorsi professionali, e propone per tutti un percorso misto. Arriva a definire la filosofia come teoria generale dell’educazione, intesa come formazione delle disposizioni intellettuali ed emotive verso la natura e verso gli altri. Nella lettura della SEP, per lui il successo o il fallimento della democrazia dipendono dall’educazione. «Esperienza ed educazione» (1938): continuità e interazioneNel 1938 Dewey pubblicò Experience and Education (in italiano Esperienza ed educazione). Kevin Smith, della Cardiff University, in un post del 2019 per la British Educational Research Association, spiega che il libro voleva chiarire i fraintendimenti su che cosa fosse l’«educazione progressiva». Massimiliano Fiorucci e Gennaro Lopez, nell’introduzione agli atti di un convegno su Dewey del 2016, ci leggono una risposta ai tradizionalisti che lo accusavano di un modello troppo spontaneista, e una presa di distanza dagli attivisti più estremi, che avevano portato la sua teoria fuori strada. Dewey vi fissa due criteri per giudicare un’esperienza. Il primo è la continuità: ogni esperienza modifica chi la vive, e la modifica pesa su quelle che vengono dopo. L’interazione, che più tardi Dewey chiamò «transazione», è letta dal pedagogista Gert Biesta (2014) come la ricerca di un collegamento sensato tra il programma e il bambino, che eviti entrambi gli estremi, imporre i contenuti o lasciar fare. La continuità, per Smith, porta alla crescita, e però le esperienze non si equivalgono: ci sono quelle educative e quelle che Dewey chiama «diseducative», e a distinguerle serve la competenza dell’insegnante. A pagina 82 del libro un’esperienza è educativa solo se porta a conoscere più fatti e più idee e a ordinarli meglio. Smith usa queste pagine per rispondere a critiche come quella di Daisy Christodoulou, che in Seven Myths About Education (2014) presenta un Dewey ostile ai fatti e all’autorità dell’insegnante. A pagina 42 Dewey individua il difetto della scuola tradizionale nella poca cura per i fattori interni di chi impara, più che nell’attenzione alle condizioni esterne. Le opere di John Dewey sull’educazione
Dewey nell’attivismo pedagogico e in ItaliaFiorucci e Lopez descrivono con l’immagine, già corrente, della «rivoluzione copernicana» la svolta che tra fine Ottocento e inizio Novecento portarono in pedagogia l’educazione nuova in Europa e l’attivismo pedagogico negli Stati Uniti. Nella loro lettura i principi dell’attivismo diventano la base della pedagogia di Dewey, che li mette in fila già nei cinque articoli del Credo del 1897. Nell’Italia della ricostruzione Dewey diventò un punto di riferimento. Maura Striano, dell’Università di Napoli Federico II, attribuisce un ruolo importante nella sua diffusione a Ernesto Codignola e al figlio Tristano, con la casa editrice fiorentina La Nuova Italia e la rivista Scuola e Città. Nel 1949 Democracy and Education fu tra le prime opere di Dewey uscite nella collana «Educatori antichi e moderni»: la traduzione è di Enzo Enriques Agnoletti, che poi diresse la rivista «Il Ponte». Secondo Striano, Democrazia ed educazione è diventato in Italia il testo su cui si sono formate due generazioni di studiosi e operatori dell’educazione. PresentazioneSlide pronte da scaricare e fare tue in PowerPoint o Google Slides, con le note del relatore. Scegli il taglio Lampo o quello Completo. ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() Falsi miti
Mappa concettualeTrascina lo sfondo per muoverti e i nodi per riposizionarli; usa − e + per chiudere e aprire i rami.
Quiz: mettiti alla provaRispondi alle domande per verificare quanto hai imparato: riceverai subito la correzione e una breve spiegazione. Voto 0/10 0/5
FlashcardsTocca la carta per girarla e verifica se ricordi la risposta, poi passa alla successiva. 1 / 7 Spiegalo con parole tueIl test definitivo: se sai spiegarlo con parole semplici, lo hai capito davvero. Scrivi la tua spiegazione, poi confrontala col Recap. La tua spiegazione resta salvata solo su questo dispositivo.
Domande e risposteChe cos'è Il mio credo pedagogico di Dewey?È un testo che Dewey pubblicò nel gennaio 1897 sulla rivista School Journal, quando insegnava all'Università di Chicago. Vi sostiene che l'educazione ha un lato psicologico e uno sociale da tenere alla pari, che la scuola è prima di tutto un'istituzione sociale e che educare è per lui la via principale per far progredire e riformare la società. Che cosa intende Dewey per educazione democratica?In Democrazia ed educazione (1916) la democrazia è un modo di vivere insieme, e le abitudini che la reggono si formano fin dai primi anni di scuola. Per questo Dewey voleva scuole organizzate come comunità in miniatura, legate alla società esterna, e un percorso di studi misto per tutti i ragazzi, privilegiati o no. Che differenza c'è tra la scuola tradizionale e quella di Dewey?La scuola che Dewey criticava metteva al centro il programma, la disciplina e la memorizzazione, con l'allievo che riceve nozioni slegate. La sua partiva da problemi concreti scelti per collegare il programma agli interessi degli allievi, e al posto di premi e punizioni ripensava l'ambiente in cui si impara. Che posto ha Dewey nell'attivismo pedagogico?Secondo Massimiliano Fiorucci e Gennaro Lopez, autori dell'introduzione agli atti di un convegno su Dewey del 2016, il filosofo prende i principi dell'attivismo, il movimento americano che aveva idee in comune con l'educazione nuova europea, e ne fa la base della sua pedagogia già nel Credo del 1897. Nel 1938, con Esperienza ed educazione, prende però le distanze dagli attivisti più estremi. Chi ha fatto conoscere Dewey in Italia?Nel dopoguerra un ruolo importante lo ebbero Ernesto Codignola e il figlio Tristano, con la casa editrice fiorentina La Nuova Italia e la rivista Scuola e Città. Nel 1949 uscì la traduzione di Democrazia ed educazione, firmata da Enzo Enriques Agnoletti. Ogni Recap passa da una revisione indipendente prima della pubblicazione. |













