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    Chi quadrato: formula del test ed esempio svolto

    Di Redazione Recaplica · Aggiornato il 21 ottobre 2026

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    Il test del chi quadrato confronta i conteggi osservati in una tabella con quelli che ci si aspetterebbe se un'ipotesi di partenza fosse vera. Per ogni casella si prende la differenza tra osservato e atteso, la si eleva al quadrato e la si divide per l'atteso; poi si somma tutto. Se il totale supera un valore critico, che dipende dai gradi di libertà, l'ipotesi si respinge. Il test serve a capire se due classificazioni sono legate e a controllare se dei dati seguono una distribuzione prevista. Con frequenze attese troppo piccole il risultato perde affidabilità.

    Punti Chiave

    • Il test, pubblicato da Karl Pearson nel 1900, misura quanto i conteggi osservati si allontanano da quelli attesi sotto l'ipotesi nulla.
    • La formula è χ² = Σ (O − E)² / E, sommata su tutte le caselle; in una tabella di contingenza l'attesa di una casella è il totale di riga per il totale di colonna, diviso il totale generale.
    • I gradi di libertà sono (r − 1)(c − 1) nel test di indipendenza e k − 1 nella bontà di adattamento, con un grado in meno per ogni parametro stimato dai dati.
    • L'ipotesi nulla si rifiuta quando la statistica supera il valore critico della tavola: con 1 grado di libertà e livello 0,05 la soglia è 3,841.
    • Un risultato significativo segnala un'associazione; per sapere quali caselle la determinano si guardano i residui standardizzati.
    • Con frequenze attese piccole l'approssimazione cede: nelle tabelle 2×2 si passa alla correzione di Yates o al test esatto di Fisher, con i dati appaiati al test di McNemar.

    I numeri chiave

    • 1900 Anno in cui Karl Pearson pubblicò il test del chi quadrato. Fonte: MacTutor History of Mathematics, University of St Andrews (biografia di Karl Pearson, 2003)
    • 3,841 Valore critico del chi quadrato con 1 grado di libertà al livello di significatività 0,05. Fonte: NIST/SEMATECH e-Handbook of Statistical Methods, tavola dei valori critici
    • 20% Quota massima di caselle con frequenza attesa sotto 5 ammessa dalla regola attribuita a Cochran, che esclude anche qualsiasi attesa sotto 1. Fonte: Bewick, Cheek e Ball, Critical Care (2004)

    L'Approfondimento

    Il test del chi quadrato (si scrive χ², e molti lo chiamano chi quadro) lavora su conteggi: quante volte compare ciascuna categoria in un campione. Mette a confronto quei conteggi, le frequenze osservate, con quelli che si dovrebbero vedere se valesse un’ipotesi di partenza, le frequenze attese. Lo pubblicò Karl Pearson nel 1900. Secondo MacTutor, l’archivio di storia della matematica dell’Università di St Andrews, il test era per Pearson un modo per scalzare la distribuzione normale dal posto centrale che occupava.

    Lo stesso calcolo risponde a due domande. Il test di indipendenza chiede se due criteri con cui si classificano gli stessi elementi sono legati; il test di bontà di adattamento chiede se un campione si comporta come prevede una certa distribuzione.

    Ipotesi nulla e ipotesi alternativa del chi quadrato

    Il chi quadrato è uno dei punti in cui probabilità e statistica lavorano insieme: un numero calcolato sui dati viene confrontato con una distribuzione di probabilità per decidere tra due ipotesi. La prima, l’ipotesi nulla H₀, è quella che il calcolo mette alla prova.

    Nel test di indipendenza, secondo il manuale di metodi statistici del NIST, l’ipotesi nulla dice che le due classificazioni sono indipendenti. In pratica la probabilità di finire in una casella è il prodotto della probabilità della sua riga per quella della sua colonna, la stessa regola che vale per gli eventi indipendenti nel calcolo della probabilità. L’ipotesi alternativa sostiene che in almeno una casella il prodotto non torna, e quindi che le classificazioni dipendono l’una dall’altra.

    Nella bontà di adattamento H₀ afferma che i dati seguono la distribuzione indicata; l’alternativa, che se ne discostano.

    La formula del chi quadrato

    Per ogni casella si prende la frequenza osservata O e quella attesa E, si calcola il quadrato della differenza e lo si divide per E. La statistica è la somma di tutti questi contributi:

    χ² = Σ (O − E)² / E

    Nel test di indipendenza le attese si ricavano dai totali della tabella. Per una casella:

    E = (totale della riga × totale della colonna) / totale generale

    Una statistica grande vuol dire osservati lontani dagli attesi. Il corso di statistica di Yale lo legge così nella bontà di adattamento: è il segno che il modello ipotizzato descrive male i dati. Se l’ipotesi nulla è vera, il valore segue in modo approssimato una distribuzione chi quadrato, che il NIST definisce come la somma dei quadrati di ν variabili normali standard indipendenti, dove ν sono i gradi di libertà.

    Esempio svolto: i difetti dei wafer nei tre turni

    Il NIST, l’istituto federale statunitense per gli standard, usa un caso di fabbrica. In uno stabilimento si registrano 309 difetti su wafer, classificati per tipo (A, B, C, D) e per turno di produzione (1, 2, 3). La domanda è se la composizione dei difetti cambia da un turno all’altro. Le due classificazioni formano una tabella di contingenza da 3 righe e 4 colonne; tra parentesi le frequenze attese.

    TurnoTipo ATipo BTipo CTipo DTotale
    115 (22,51)21 (20,99)45 (38,94)13 (11,56)94
    226 (22,99)31 (21,44)34 (39,77)5 (11,81)96
    333 (28,50)17 (26,57)49 (49,29)20 (14,63)119
    Totale746912838309

    Esempio pratico: per la casella «turno 1, tipo A» il totale di riga è 94, quello di colonna 74 e il totale generale 309. L’attesa è 94 × 74 / 309 = 22,51. I difetti osservati sono 15, quindi il contributo di questa casella alla somma è (15 − 22,51)² / 22,51.

    Si ripete il conto per le dodici caselle e si somma: il NIST ottiene χ² = 19,18. La tabella ha (3 − 1)(4 − 1) = 6 gradi di libertà, e con un livello di significatività di 0,05 il valore critico per 6 gradi è 12,5916. Il 19,18 lo supera, per cui l’ipotesi di indipendenza si rifiuta: per il NIST i dati danno prove significative che la quota di ciascun tipo di difetto varia con il turno. Il p-value dell’esempio è 0,00387.

    Gradi di libertà nel test del chi quadrato

    I gradi di libertà contano quante caselle restano libere di variare una volta fissati i totali. Nella bontà di adattamento con k categorie sono k − 1: il corso di Yale fa notare che l’ultimo conteggio è obbligato, perché la somma deve tornare col totale. Se dai dati si stimano d parametri, se ne toglie uno per ciascuno e si arriva a k − 1 − d.

    Il NIST scrive la stessa regola come k − c, con k il numero di classi non vuote e c il numero dei parametri stimati più uno. Nel suo esempio sulla normalità i parametri stimati sono due, quindi c vale 3.

    Per la tabella di contingenza la formula (r − 1)(c − 1), dove stavolta c indica le colonne, discende dalla stessa logica. Le caselle sono r·c e, tolto il vincolo del totale, ne restano libere rc − 1; da queste si sottraggono i (r − 1) + (c − 1) parametri stimati per i totali di riga e di colonna. Il conto lascia proprio (r − 1)(c − 1).

    Test di bontà di adattamento: l’esempio dei semi di pisello

    In genetica il chi quadrato di bontà di adattamento serve a controllare se dei conteggi rispettano un rapporto atteso. Il corso di genetica di Phillip McClean alla North Dakota State University prende dei semi di pisello per cui il rapporto previsto è 9:3:3:1, e ne conta 556.

    Classe di semiOsservatiAttesi
    Lisci e gialli (9/16)315312,75
    Lisci e verdi (3/16)108104,25
    Rugosi e gialli (3/16)101104,25
    Rugosi e verdi (1/16)3234,75
    Totale556556

    Le attese sono le frazioni del rapporto applicate al totale: 9/16 di 556 fa 312,75. Con 4 classi i gradi di libertà sono 3 e la statistica vale 0,47. Nella tavola, a 3 gradi di libertà, il valore critico per 0,05 è 7,82 (7,815 in quella del NIST), e a 0,47 corrisponde una probabilità superiore a 0,90. La pagina conclude che i dati sono compatibili con il rapporto 9:3:3:1.

    Il NIST aggiunge un paio di avvertenze per questo uso. Il test lavora su dati raggruppati in classi, e se i dati arrivano sciolti bisogna prima costruire le tabelle di frequenze delle variabili categoriche; il valore della statistica cambia poi a seconda di come le classi vengono scelte. Si applica anche a distribuzioni discrete come la binomiale e la Poisson.

    Test di indipendenza e bontà di adattamento a confronto

    Test di indipendenzaBontà di adattamento
    DomandaDue classificazioni sono legate?I dati seguono la distribuzione prevista?
    DatiTabella di contingenza, r righe e c colonneUna classificazione in k classi
    Ipotesi nullaLe classificazioni sono indipendentiI dati seguono la distribuzione indicata
    Frequenze atteseTotale di riga × totale di colonna / totaleProbabilità prevista × totale
    Gradi di libertà(r − 1)(c − 1)k − 1, meno i parametri stimati
    EsempioDifetti dei wafer per turno (NIST)Semi di pisello, rapporto 9:3:3:1

    Come si legge il risultato del test

    Il test del chi quadrato di Pearson guarda una coda sola, quella superiore: si cerca nella tavola la colonna corrispondente a 1 − α e si rifiuta l’ipotesi nulla se la statistica supera il valore riportato. Alcune soglie della tavola del NIST:

    Gradi di libertàα = 0,05α = 0,01
    13,8416,635
    25,9919,210
    37,81511,345

    La pagina di McClean presenta 0,05 come soglia convenzionale.

    Un risultato significativo dice che un’associazione c’è. Bewick, Cheek e Ball, autori di una rassegna sui test di associazione uscita su Critical Care nel 2004, avvertono però che il test da solo non dice quanto sia forte. Per vedere quali caselle pesano di più si guardano i residui standardizzati, costruiti sulla differenza tra osservato e atteso: quelli che in valore assoluto superano 2 sono significativi.

    Esempio pratico: nella rassegna di Bewick e colleghi 1706 pazienti con catetere venoso centrale sono classificati per sede del catetere e per esito, tre categorie ciascuno. L’attesa della casella «giugulare interna, nessuna complicanza» è 1305 × 934 / 1706 = 714,5. Sommando i nove contributi si arriva a 51,26; con 4 gradi di libertà il valore critico per P = 0,001 è 18,47, quindi P < 0,001. Gli autori scrivono che il risultato suggerisce un’associazione tra sede del catetere e complicanza infettiva.

    Quando il chi quadrato non va bene

    La distribuzione chi quadrato è un’approssimazione, e regge solo quando le frequenze attese sono abbastanza grandi. Per il NIST serve un campione abbastanza grande perché l’approssimazione sia valida. Bewick e colleghi danno una soglia precisa, la regola che attribuiscono a Cochran, che vuole nessuna casella con attesa sotto 1 e al massimo il 20% delle caselle con attesa sotto 5. Una via d’uscita, per loro, è unire categorie quando ha senso farlo. Nelle tabelle 2×2 con pochi casi le alternative sono la correzione di Yates per la continuità e il test esatto di Fisher. La correzione di Yates aumenta di 0,5 la frequenza più piccola e ritocca le altre in modo che i totali restino invariati.

    Esempio pratico: in un trial sul nitrato per endovena nell’infarto, con 95 pazienti, sono morti 3 dei 50 trattati e 8 dei 45 controlli. Il chi quadrato dà 3,209 con 1 grado di libertà, P = 0,073. Sugli stessi dati il test esatto di Fisher dà un P bilaterale di 0,140; con la correzione di Yates la statistica scende a 2,162 e P sale a 0,141.

    Su campioni grandi i risultati di chi quadrato, Fisher e Yates quasi si sovrappongono; su quelli piccoli Fisher e Yates danno P più alti, quindi più prudenti. Su quale preferire non c’è pieno accordo, e Bewick e colleghi riportano che Bland raccomanda Fisher o Yates per un approccio più cauto.

    Resta il caso dei dati appaiati, come gli stessi pazienti misurati due volte. Il chi quadrato ignora l’appaiamento, e per queste tabelle si usa il test di McNemar.

    Presentazione

    Slide pronte da scaricare e fare tue in PowerPoint o Google Slides, con le note del relatore. Scegli il taglio Lampo o quello Completo.

    Slide 1 della presentazione su Chi quadrato: Il test del chi quadratoSlide 2 della presentazione su Chi quadrato: I difetti cambiano da un turno all'altro?Slide 3 della presentazione su Chi quadrato: Dalla tabella alla rispostaSlide 4 della presentazione su Chi quadrato: Capitolo 01: Osservate e atteseSlide 5 della presentazione su Chi quadrato: Una casella, turno 1 e tipo ASlide 6 della presentazione su Chi quadrato: Capitolo 02: La somma dei contributiSlide 7 della presentazione su Chi quadrato: Nei wafer del NIST la somma supera la sogliaSlide 8 della presentazione su Chi quadrato: Capitolo 03: Gradi di libertà e sogliaSlide 9 della presentazione su Chi quadrato: Da 3 turni e 4 tipi a 6 gradi di libertàSlide 10 della presentazione su Chi quadrato: 556 · k - 1 · Sotto sogliaSlide 11 della presentazione su Chi quadrato: Capitolo 04: Dove il test si fermaSlide 12 della presentazione su Chi quadrato: Un chi quadrato enorme indica un legame fortissimoSlide 13 della presentazione su Chi quadrato: Con attese sotto 5 o misure appaiate: Fisher, Yates, McNemarSlide 14 della presentazione su Chi quadrato: Quanti gradi di libertà ha una tabella con 3 righe e 4 colonne?Slide 15 della presentazione su Chi quadrato: E adesso, il ripasso
    Lampo10 slideIl filo essenziale, per presentarlo in classeCompleta15 slideTutti i capitoli e gli approfondimenti

    Falsi miti

    • ✗ Mito Più il chi quadrato è grande, più il legame tra le due variabili è forte.

      ✓ Realtà La statistica cresce quando osservati e attesi si allontanano, e Bewick, Cheek e Ball avvertono che da sola non indica quanto l'associazione sia forte. Per capire quali caselle spostano il risultato si calcolano i residui standardizzati, che in valore assoluto sopra 2 sono significativi.

    • ✗ Mito Il chi quadrato funziona su qualsiasi tabella, anche con pochi casi.

      ✓ Realtà La statistica segue la distribuzione chi quadrato solo in modo approssimato, e l'approssimazione tiene quando le frequenze attese sono abbastanza grandi, e la regola attribuita a Cochran ne tollera sotto 5 al massimo nel 20% delle caselle. Su una tabella 2×2 di 95 pazienti, analizzata da Bewick e colleghi, il chi quadrato dava P = 0,073 e il test esatto di Fisher 0,140.

    • ✗ Mito Per confrontare le stesse persone prima e dopo un trattamento basta un chi quadrato.

      ✓ Realtà Quando gli stessi soggetti vengono misurati due volte le osservazioni sono appaiate, e il chi quadrato ignora questo legame tra le due misure. Per tabelle di questo tipo Bewick e colleghi indicano il test di McNemar.

    Mappa concettuale

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    Mappa concettuale: Chi quadrato: formula del test ed esempio svolto
    • Test del chi quadrato
      • A cosa serve
        • Test di indipendenza Due classificazioni degli stessi elementi
        • Bontà di adattamento Dati confrontati con una distribuzione prevista
      • La formula
        • Frequenze osservate I conteggi raccolti
        • Frequenze attese Totale di riga per totale di colonna, diviso il totale
        • Somma dei contributi (O − E)² / E per ogni casella
      • Gradi di libertà
        • Tabella r per c (r − 1)(c − 1)
        • k categorie k − 1, meno i parametri stimati
      • La decisione
        • Valore critico Dalla tavola, coda superiore
        • Livello 0,05 Soglia convenzionale
        • Rifiuto dell'ipotesi nulla Se la statistica supera la soglia
      • I limiti
        • Attese piccole Regola di Cochran, nessuna sotto 1 e max 20% sotto 5
        • Tabelle 2×2 Correzione di Yates o test di Fisher
        • Dati appaiati Test di McNemar
        • Caselle che pesano Residui standardizzati

    Quiz: mettiti alla prova

    Rispondi alle domande per verificare quanto hai imparato: riceverai subito la correzione e una breve spiegazione.

    Voto 0/10 0/5
    1 Nella tabella dei wafer del NIST il turno 1 ha 94 difetti, il tipo A ne ha 74 e il totale è 309. Come si ottiene la frequenza attesa della casella «turno 1, tipo A»?

    Se le due classificazioni sono indipendenti, l'attesa di una casella è il totale della sua riga per il totale della sua colonna, diviso il totale generale: 94 × 74 / 309 = 22,51.

    2 Quanti gradi di libertà ha una tabella di contingenza con 3 righe e 4 colonne?

    Si applica (r − 1)(c − 1). Con 3 turni e 4 tipi di difetto viene (3 − 1)(4 − 1) = 6, il valore che il NIST usa nell'esempio dei wafer.

    3 Nell'esempio dei semi di pisello la statistica vale 0,47 con 3 gradi di libertà e il valore critico a 0,05 è 7,82. Che cosa si conclude?

    0,47 resta molto sotto la soglia di 7,82 e la probabilità che gli corrisponde supera 0,90, quindi l'ipotesi nulla regge: la pagina di McClean giudica i conteggi compatibili con il rapporto atteso.

    4 Vero o falso: il chi quadrato resta affidabile anche quando molte caselle hanno frequenze attese sotto 5.

    L'approssimazione con la distribuzione chi quadrato regge solo con attese abbastanza grandi. La regola attribuita a Cochran tollera attese sotto 5 al massimo nel 20% delle caselle, e nessuna sotto 1.

    5 Gli stessi studenti rispondono sì o no a una domanda prima e dopo un corso. Quale test è adatto a confrontare le due serie di risposte?

    Le due serie di risposte vengono dalle stesse persone, quindi i dati sono appaiati: è il caso per cui Bewick e colleghi propongono il test di McNemar.

    Risposte: 1-B · 2-C · 3-B · 4-B · 5-D

    Flashcards

    Tocca la carta per girarla e verifica se ricordi la risposta, poi passa alla successiva.

    1 / 7

    Spiegalo con parole tue

    Il test definitivo: se sai spiegarlo con parole semplici, lo hai capito davvero. Scrivi la tua spiegazione, poi confrontala col Recap.

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    Il test del chi quadrato confronta i conteggi osservati in una tabella con quelli che ci si aspetterebbe se un'ipotesi di partenza fosse vera. Per ogni casella si prende la differenza tra osservato e atteso, la si eleva al quadrato e la si divide per l'atteso; poi si somma tutto. Se il totale supera un valore critico, che dipende dai gradi di libertà, l'ipotesi si respinge. Il test serve a capire se due classificazioni sono legate e a controllare se dei dati seguono una distribuzione prevista. Con frequenze attese troppo piccole il risultato perde affidabilità.

    Domande e risposte

    Come si calcola il chi quadrato?

    Si parte dalla tabella dei conteggi osservati e si ricavano le attese: in una tabella di contingenza ogni attesa è il totale della riga per quello della colonna, diviso il totale generale. Poi, casella per casella, si calcola (O − E)² / E e si sommano i risultati. Il totale va confrontato con il valore critico della tavola per i gradi di libertà del caso.

    Quanti gradi di libertà ha il test del chi quadrato?

    Dipende dal tipo di test. In una tabella con r righe e c colonne sono (r − 1)(c − 1), per cui una tabella 3×4 ne ha 6. Per la bontà di adattamento si contano le categorie e se ne toglie una, più un'altra per ogni parametro stimato dai dati.

    Che differenza c'è tra test di indipendenza e test di bontà di adattamento?

    Il test di indipendenza prende due classificazioni degli stessi elementi, per esempio tipo di difetto e turno di lavoro, e verifica se sono legate. La bontà di adattamento ha una sola classificazione e controlla se i conteggi seguono una distribuzione o un rapporto fissato in anticipo, come il 9:3:3:1 dei semi di pisello. La formula è la stessa; cambiano il calcolo delle attese e quello dei gradi di libertà.

    Quando non si può usare il test del chi quadrato?

    Quando le frequenze attese sono troppo piccole (secondo la regola attribuita a Cochran, nessuna sotto 1 e non più del 20% sotto 5) e quando i dati sono appaiati. Nel primo caso si possono unire categorie oppure, nelle tabelle 2×2, passare al test esatto di Fisher o alla correzione di Yates; nel secondo si usa il test di McNemar.

    Che cosa vuol dire un chi quadrato significativo?

    Che la statistica ha superato il valore critico al livello scelto, di solito 0,05, e quindi l'ipotesi nulla si respinge. Nel test di indipendenza indica un'associazione tra le due variabili. Per capire quali caselle la producono si leggono i residui standardizzati.

    Fonti consultate

    • NIST/SEMATECH e-Handbook of Statistical Methods, §7.4.5, How can we compare the results of classifying according to several categories?
    • NIST/SEMATECH e-Handbook of Statistical Methods, §1.3.5.15, Chi-Square Goodness-of-Fit Test
    • NIST/SEMATECH e-Handbook of Statistical Methods, §1.3.6.7.4, Critical Values of the Chi-Square Distribution
    • NIST/SEMATECH e-Handbook of Statistical Methods, §1.3.6.6.6, Chi-Square Distribution
    • Bewick V, Cheek L, Ball J, Statistics review 8, Qualitative data – tests of association, Critical Care 2004; 8(1):46-53
    • Yale University, Department of Statistics, Statistics 101, Chi-Square Goodness of Fit Test
    • Phillip McClean, North Dakota State University, PLSC 431, The Chi-Square Test (copia d'archivio)
    • MacTutor History of Mathematics, University of St Andrews, Karl Pearson

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