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Ciclone: cos'è, come si forma e che differenza c'è con uragano e tifone | ||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
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Ciclone: cos'è, come si forma e che differenza c'è con uragano e tifoneCosa stampare Con "Margini: predefiniti" compaiono anche i numeri di pagina. SlideScegli il taglio Lampo10 slideIl filo essenziale, per presentarlo in classeCompleta16 slideTutti i capitoli e gli approfondimentiTutte e due hanno le note del relatore. In 30 secondi lettura lampoUn ciclone è una zona di bassa pressione attorno alla quale l'aria gira in un cerchio chiuso, in senso antiorario nell'emisfero nord e orario in quello sud. I cicloni tropicali nascono sopra un mare ad almeno 27 °C e prendono energia dal calore che il vapore libera quando condensa in nubi. Quando il vento sostenuto arriva a 119 km/h il ciclone tropicale prende il nome della sua regione: uragano nel Nord Atlantico, tifone nel Pacifico nordoccidentale. Sotto quella soglia si parla di depressione o di tempesta tropicale, e sopra la forza si misura con la scala Saffir-Simpson, da 1 a 5. Alle medie latitudini il tempo dall'autunno alla primavera lo fanno invece i cicloni extratropicali, che a volte nel Mediterraneo prendono tratti tropicali e diventano medicane. Punti Chiave
I numeri chiave
L'ApprofondimentoChe cos’è un ciclonePer il glossario del National Hurricane Center (NHC) statunitense un ciclone è una circolazione d’aria chiusa, che nell’emisfero nord gira in senso antiorario e in quello sud in senso orario. La Treccani lo lega a un’area di bassa pressione: sulle carte delle previsioni del tempo appare racchiuso da isobare chiuse, con valori che scendono man mano che ci si avvicina al centro. Il vento nasce da questa differenza di pressione, che spinge l’aria dalle zone alte verso quelle basse. La rotazione terrestre però la devia, verso destra nell’emisfero nord e verso sinistra nel sud, e così l’aria smette di puntare dritta al centro e comincia a girargli attorno. La deviazione porta il nome di Coriolis, lo scienziato francese che la descrisse in termini matematici nel 1835. L’anticiclone è la figura rovesciata: la pressione cresce verso il centro e, nell’emisfero nord, il vento gli gira intorno in senso orario. Cambia anche il cielo. In una bassa pressione l’aria che converge è costretta a salire e raffreddarsi, ed è per questo che vicino ai cicloni il tempo è spesso brutto; sotto un anticiclone l’aria scende, si scalda e di solito porta bel tempo. I cicloni si dividono in tropicali ed extratropicali. Per il NHC le due famiglie si riconoscono dalla fonte di energia. Come si forma un ciclone tropicaleLa NOAA, l’agenzia statunitense per l’oceano e l’atmosfera, elenca le condizioni di partenza. Il mare ha almeno 27 °C per uno spessore di circa 46 metri. Salendo di quota l’aria si raffredda abbastanza in fretta da diventare instabile, e verso i 4.900 metri è ancora piuttosto umida. Fra il suolo e l’alta troposfera il vento cambia poco, con una differenza (il wind shear verticale) sotto i 37 km/h circa. Il punto di nascita, infine, si trova in genere ad almeno 480 km dall’equatore. Oltre all’acqua calda serve una perturbazione da cui cominciare, e nella maggior parte dei casi è un’onda tropicale dell’est. Per la NOAA l’acqua calda è il motore del sistema. Il vapore che sale dal mare si raffredda e condensa in nubi, lo stesso passaggio che si incontra nel ciclo dell’acqua, e condensando libera calore. L’aria scaldata sale, altra aria scorre al suolo a prenderne il posto, e quel richiamo è il vento forte del ciclone. Il NHC descrive il bilancio complessivo: il ciclone prende calore dall’oceano caldo e lo cede in alto, nella troposfera superiore fredda. L’aria entra a spirale verso il centro e riesce dalla cima girando nel verso opposto; quel calore, una volta in quota, i venti lo portano verso i poli. Per la NOAA le proposte di indebolire un ciclone con sostanze chimiche, o addirittura con armi nucleari, sottovalutano di molto l’energia in gioco. Vicino all’equatore la forza di Coriolis è troppo debole per far girare il sistema, e salvo rarissime eccezioni non nascono cicloni tropicali entro 5 gradi di latitudine. Il tifone Vamei, formato vicino a Singapore il 27 dicembre 2001, è una di quelle eccezioni. Una volta nato, secondo la Treccani, il ciclone tropicale si sposta verso le medie latitudini con una traiettoria grosso modo a parabola, a una velocità media fra 10 e 40 km/h. L’Organizzazione meteorologica mondiale (OMM) indica che può esaurirsi in un giorno o restare attivo fino a un mese. Quando il centro arriva sulla terraferma perde forza in fretta, e la NOAA spiega che gli vengono a mancare l’umidità e il calore dell’oceano; l’attrito col terreno non è la causa.
Ciclone, uragano, tifone e tempesta: che differenza c’èPer l’OMM i cicloni tropicali si chiamano anche uragani o tifoni, a seconda della regione. Il fenomeno è uno solo e cambia nome con l’oceano. La NOAA conta nel mondo sette bacini in cui è probabile che se ne formino, e il servizio meteorologico statunitense riporta così, tra gli altri, questi nomi in uso, una volta superati i 119 km/h di vento sostenuto:
Prima di quella soglia il nome dipende dal vento, misurato come vento massimo sostenuto: per il NHC è la media su un minuto più alta, rilevata a 10 metri d’altezza in un punto libero da ostacoli.
La tempesta tropicale, quindi, è uno stadio preciso del ciclone tropicale: da 63 km/h il sistema cambia categoria e, di norma, riceve un nome proprio. Anche le grandi perturbazioni delle medie latitudini vengono chiamate tempeste: l’OMM ha parlato di «tempesta Daniel» per il sistema che nel settembre 2023 colpì Grecia e Libia, e che lungo il percorso cambiò natura. La parola uragano arriva dai Caraibi. Lo spagnolo adattò il nome di Hurican, il dio delle tempeste dei Taíno, il popolo indigeno di quelle isole. Occhio, muro e bande di pioggiaLe parti principali di un ciclone tropicale maturo sono tre. Al centro c’è l’occhio, un’area più o meno circolare larga di solito tra 32 e 64 km, dove il vento in genere non supera i 24 km/h. Compare di regola quando il vento sostenuto passa i 119 km/h, e la NOAA ammette che il motivo della sua formazione non è ancora del tutto chiaro. Lì l’aria scende e impedisce alle nubi di formarsi. Attorno all’occhio corre il muro dell’occhio, un anello organizzato di cumulonembi, le nubi dei temporali, che porta piogge forti e di solito i venti più violenti, concentrati sul suo bordo interno. Più fuori si allargano le bande di pioggia, fasce curve di nubi che si allontanano a spirale dal centro e possono dare rovesci, raffiche e anche tornado, cioè trombe d’aria. Siccome i venti più forti non stanno esattamente nel centro, una costa può subirli anche se l’occhio non tocca terra. Un uragano è largo in genere circa 483 km, ma le dimensioni variano parecchio, e la NOAA avverte che la grandezza non dice quanto è forte. Il più grande mai registrato è il tifone Tip del 1979, con venti di burrasca fino a 1.087 km dal centro.
Come si misura la forza di un ciclone: la scala Saffir-SimpsonLa scala Saffir-Simpson, usata dal NHC, classifica gli uragani da 1 a 5 in base al solo vento massimo sostenuto.
Dalla categoria 3 si parla di uragano maggiore, e per le categorie 4 e 5 il NHC prevede che buona parte dell’area colpita resti inabitabile per settimane o mesi. Un ciclone può anche salire in fretta: si parla di intensificazione rapida quando il vento massimo cresce di almeno 30 nodi in 24 ore. Il vento però è solo uno dei pericoli. La scala lascia fuori la mareggiata, le alluvioni da pioggia e i tornado, che possono uccidere anche con un uragano di categoria bassa, e l’OMM aggiunge alla lista i fulmini. La mareggiata è un rialzo anomalo del mare, spinto verso la costa soprattutto dai venti forti, che può risalire fiumi e canali e arrivare lontano dal litorale. Se coincide con l’alta marea l’acqua può salire, in alcuni casi, di 20 piedi o più, circa 6 metri secondo la nostra conversione, e a parità di altre condizioni una tempesta più grande la spinge più in alto. Nell’uragano Ian del 2022 il NHC le attribuisce 41 vittime. Fra i primati, la NOAA indica Wilma (2005) come l’uragano più intenso mai registrato nel bacino atlantico, con una pressione centrale di 882 millibar, e Patricia (2015) come il più forte dell’emisfero occidentale, con un vento sostenuto stimato di 185 nodi, circa 343 km/h secondo la nostra conversione. Cicloni delle medie latitudini e medicaneI cicloni extratropicali, quelli delle medie latitudini in cui si trova anche l’Italia, secondo la NOAA determinano il tempo in gran parte del mondo dall’autunno alla primavera. Il NHC li definisce cicloni di qualsiasi intensità che traggono la loro energia dal contrasto di temperatura tra aria calda e aria fredda. La Treccani li fa nascere fuori dai tropici, di solito sugli oceani e soprattutto d’inverno, e li collega all’arrivo di aria polare nelle zone temperate, pur segnalando che sulle cause non c’è pieno accordo. Il loro ciclo di vita lo descrissero per primi alcuni meteorologi norvegesi, tra gli anni Dieci e Venti del Novecento. All’inizio c’è un fronte che separa l’aria calda a sud da quella fredda a nord. Quando le masse d’aria si muovono, il fronte si spezza in un fronte freddo e in un fronte caldo; il freddo, più veloce, raggiunge il caldo e forma un fronte occluso. Tolta al centro l’aria calda, la bassa pressione si esaurisce poco a poco. Le due famiglie possono passarsi il testimone. Un ciclone tropicale che si sposta verso il polo può diventare extratropicale, cambiando fonte di energia, e conservare comunque venti da uragano; anche quando ha perso i tratti tropicali può portare piogge forti e venti intensi. Nel Mediterraneo succede il passaggio inverso, almeno in parte. Uno studio pubblicato su Scientific Reports nel 2023 spiega che quel mare non permette la nascita di veri cicloni tropicali, ma che alcuni cicloni delle medie latitudini, attraversandolo, si trasformano a volte in sistemi simili: i medicane, o uragani mediterranei. Sono più piccoli e hanno una struttura simmetrica, con le bande di nubi avvolte attorno a un nucleo caldo, di bassa pressione e senza vento, circondato da venti forti. L’OMM li descrive come fenomeni ibridi, storicamente più frequenti tra settembre e gennaio, quindi lungo tutto l’autunno, e osserva che un mare sopra i 26 °C può rinforzarli dopo che si sono formati. Alcuni di questi sistemi hanno colpito anche l’Italia. Nell’ottobre 2021 il medicane Apollo attraversò il Canale di Sicilia e lo Ionio centro-occidentale, con piogge intense, grandi allagamenti costieri, sette morti e danni gravi in Sicilia e Calabria; lo stesso studio ricorda Qendresa (2014), Zorbas (2018) e Ianos (2020). Nel settembre 2023 la tempesta Daniel, nata in Grecia e battezzata dal servizio meteorologico greco, prese i tratti di un medicane dirigendosi verso la Libia, su un mare che vicino alla costa superava i 27,5 °C. Il 5 e 6 settembre una stazione di Zagora, in Grecia, registrò 750 mm di pioggia in 24 ore. A Derna il cedimento di due dighe allagò la città: l’OMM riferiva che si temevano migliaia di morti e che la Mezzaluna Rossa libica segnalava fino a 10.000 dispersi, cifre che al momento della notizia non erano confermate. Il termine medicane, osservava il CNR-ISAC in una notizia del febbraio 2026, è stato usato in modo incoerente dagli scienziati. Una definizione condivisa, coordinata dallo stesso istituto, è uscita sul Bulletin of the American Meteorological Society ed è entrata nel glossario della società. Perché i cicloni hanno un nomePer l’OMM il nome è il modo più rapido per diffondere le allerte, ed evita confusione tra meteorologi, giornali, protezione civile e cittadini. Prima si identificavano con latitudine e longitudine. I nomi femminili entrarono in uso a metà del Novecento, e dal 1979 si alternano con quelli maschili. Le liste, decise in anticipo da cinque organismi regionali dell’OMM su proposta dei servizi meteorologici nazionali, non contengono nomi di persone reali. In Atlantico, dove dal 1953 i nomi arrivano da liste nate al NHC, le liste sono sei e tornano a rotazione ogni sei anni: quella del 2026 si userà di nuovo nel 2032. Se un ciclone è stato tanto letale o costoso da rendere inopportuno riusarne il nome, il comitato dell’OMM lo toglie e lo sostituisce, e quando in una stagione i nomi non bastano, oltre il ventunesimo si pesca da una lista supplementare. PresentazioneSlide pronte da scaricare e fare tue in PowerPoint o Google Slides, con le note del relatore. Scegli il taglio Lampo o quello Completo. ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() Falsi miti
Mappa concettualeTrascina lo sfondo per muoverti e i nodi per riposizionarli; usa − e + per chiudere e aprire i rami.
Quiz: mettiti alla provaRispondi alle domande per verificare quanto hai imparato: riceverai subito la correzione e una breve spiegazione. Voto 0/10 0/5
FlashcardsTocca la carta per girarla e verifica se ricordi la risposta, poi passa alla successiva. 1 / 7 Spiegalo con parole tueIl test definitivo: se sai spiegarlo con parole semplici, lo hai capito davvero. Scrivi la tua spiegazione, poi confrontala col Recap. La tua spiegazione resta salvata solo su questo dispositivo.
Domande e risposteChe differenza c'è tra ciclone, uragano, tifone e tempesta?Ciclone è il nome generale di ogni bassa pressione con l'aria che gira attorno al centro. Quello tropicale passa per stadi: depressione tropicale fino a 62 km/h di vento sostenuto, tempesta tropicale da 63 a 118 km/h, e da 119 km/h uragano o tifone. Uragano e tifone sono lo stesso fenomeno: si dice uragano nel Nord Atlantico e nel Pacifico nordorientale, tifone nel Pacifico nordoccidentale. Come si forma un ciclone?Un ciclone tropicale nasce sopra un mare ad almeno 27 °C, lontano dall'equatore, quando c'è già una perturbazione e il vento in quota cambia poco. Il vapore che sale condensa in nubi e libera calore; l'aria scaldata sale, altra aria la rimpiazza dal basso e la rotazione terrestre la fa girare attorno al centro. I cicloni delle medie latitudini invece prendono energia dal contrasto tra aria calda e fredda. Che differenza c'è tra ciclone e anticiclone?Nel ciclone la pressione cala verso il centro, l'aria converge, sale e si raffredda, e il tempo è spesso brutto. Nell'anticiclone succede il contrario: la pressione sale verso il centro e l'aria, scendendo, si riscalda, così il tempo tende al bello. Nell'emisfero nord il vento gira in senso antiorario attorno al ciclone e orario attorno all'anticiclone. In Italia possono arrivare gli uragani?Veri uragani tropicali no: secondo uno studio su Scientific Reports del 2023 il Mediterraneo non ha le condizioni per formarli. Può però nascere un medicane, un ciclone ibrido con tratti tropicali. Un esempio è Apollo, che nell'ottobre 2021 passò sul Canale di Sicilia e sullo Ionio: portò piogge intense e grandi allagamenti lungo le coste, con sette vittime e forti danni fra Sicilia e Calabria. Ogni Recap passa da una revisione indipendente prima della pubblicazione. |














