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    recaplica Alluvione: come si forma, differenza con inondazione ed esondazione
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    Alluvione: come si forma, differenza con inondazione ed esondazione

    Di Redazione Recaplica · Aggiornato il 22 ottobre 2026

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    In 30 secondi lettura lampo

    Un'alluvione è l'acqua che copre per un certo tempo terre normalmente asciutte. Di solito la provocano piogge intense o prolungate, che gonfiano fiumi, torrenti, canali e fogne. Quando il fiume gonfio supera gli argini o li rompe si parla di esondazione, e l'alluvione è l'allagamento che ne segue. In Italia molti bacini sono piccoli e reagiscono alla pioggia in poche ore: per questo capitano anche le alluvioni lampo, dopo piogge intense e localizzate difficili da prevedere.

    Punti Chiave

    • Per la direttiva europea del 2007 l'alluvione è l'allagamento temporaneo di terre di solito asciutte, con acqua che può venire da fiumi, torrenti o dal mare.
    • Per la campagna «Io non rischio» della Protezione Civile l'esondazione è il traboccare del fiume oltre gli argini, o la loro rottura; l'alluvione è l'acqua che poi copre il territorio vicino.
    • Un terreno già bagnato assorbe meno pioggia, e un suolo coperto di asfalto e cemento manda ai fiumi più acqua e più in fretta.
    • Le piene dei grandi fiumi salgono piano e si seguono; quelle di torrenti e fiumi piccoli crescono in poche ore e lasciano poco tempo.
    • Secondo lo USGS una piena «da 100 anni» ha l'1% di probabilità di verificarsi in un anno qualsiasi, anche se ne è appena passata una.
    • Secondo i dati ISPRA elaborati nel 2020, ripresi nel rapporto edizione 2024, l'11,5% dei residenti in Italia, 6,8 milioni di persone, abita dove l'acqua può arrivare nello scenario di pericolosità media.

    I numeri chiave

    • 6,8 milioni gli abitanti che in Italia vivono in zone allagabili nello scenario di pericolosità media, l'11,5% dei residenti (dati elaborati nel 2020) Fonte: ISPRA, Rapporti 356/2021, ripresi nel rapporto Dissesto idrogeologico in Italia, edizione 2024 (Rapporti 415/2025)
    • 5,4% il territorio italiano a pericolosità idraulica elevata, pari a 16.224 chilometri quadrati, nella mosaicatura del 2020 Fonte: ISPRA, mosaicatura 5.0 del 2020 (Rapporti 356/2021)
    • 23 fiumi e corsi d'acqua esondati in Emilia-Romagna negli eventi del 2-3 e del 16-17 maggio 2023, con 45 comuni colpiti in 3 province Fonte: Regione Emilia-Romagna, Bilancio di mandato 2020-2024

    L'Approfondimento

    Che cos’è un’alluvione

    Secondo la direttiva europea sulle alluvioni, firmata a Strasburgo il 23 ottobre 2007, un’alluvione è l’allagamento temporaneo di terre che di solito restano asciutte. L’acqua può arrivare da un fiume, da un torrente di montagna, da quei corsi d’acqua mediterranei che scorrono solo in certi periodi o dal mare lungo la costa. Gli allagamenti dovuti alle fogne possono restare fuori dalla definizione. L’ISPRA usa la stessa idea e nomina anche canali e laghi.

    La direttiva parte dal principio che le alluvioni sono fenomeni naturali e che nessuno può impedirle. Per questo la legge europea ragiona sul «rischio di alluvioni», che mette insieme due cose: quanto è probabile l’evento e quanto danno potrebbe fare a persone, ambiente, beni culturali ed economia.

    La Protezione Civile descrive l’alluvione dal punto di vista del fiume. Quando le sponde non riescono più a contenere l’acqua, questa si sparge tutto intorno e colpisce case, fabbriche, strade e campi.

    Alluvione, esondazione e inondazione: che differenza c’è

    La campagna «Io non rischio» della Protezione Civile separa due momenti. L’esondazione è il passaggio in cui il fiume, gonfiato dalla pioggia, trabocca sopra gli argini o li rompe; l’alluvione è l’allagamento della zona intorno che ne risulta.

    Con «inondazione» le cose sono meno nette. L’ISPRA usa la parola per le zone allagabili, quando conta gli edifici «in aree inondabili», e per l’acqua del mare che entra a terra, come nelle inondazioni costiere tra Marche ed Emilia-Romagna del maggio 2023. La definizione europea di alluvione, a sua volta, comprende già l’acqua che arriva dal mare. Le due parole si sovrappongono per buona parte.

    ParolaChe cosa indicaUn esempio dalle fonti
    EsondazioneIl fiume gonfio supera gli argini o li rompe23 fiumi e corsi d’acqua esondati in Emilia-Romagna, maggio 2023
    AlluvioneL’allagamento temporaneo di terre di solito asciutte45 comuni colpiti in 3 province nello stesso evento
    InondazioneAllagamento, usato anche per l’acqua che arriva dal mareLe inondazioni costiere tra Marche ed Emilia-Romagna, 2023

    Dalla pioggia al fiume: come si forma un’alluvione

    Secondo «Io non rischio», un’alluvione nasce per lo più da piogge forti o lunghe, che possono far crescere di molto la portata di fiumi, torrenti, canali e fogne. La portata è il volume d’acqua che passa in un punto del fiume in un certo tempo.

    Ogni fiume raccoglie l’acqua del suo bacino idrografico. La direttiva europea sulle acque del 2000 lo definisce come tutto il territorio le cui acque di superficie arrivano, passando per torrenti, fiumi e a volte laghi, a un’unica foce sul mare. Così anche la pioggia caduta su un versante lontano finisce nello stesso letto.

    Quanta di quell’acqua arrivi davvero al fiume dipende dal suolo. Lo USGS, il servizio geologico degli Stati Uniti, spiega che un terreno asciutto lascia filtrare più pioggia, e uno già bagnato da piogge precedenti ne assorbe meno e ne manda di più al corso d’acqua. Nelle piene più grandi il terreno è saturo: quasi tutta l’acqua scorre in superficie, sull’asfalto come sul suolo zuppo.

    Poi ci sono le cause legate all’uomo. Per la Protezione Civile le alluvioni sono diventate più frequenti anche perché il territorio è molto costruito e coperto da superfici impermeabili, così la pioggia entra poco nel terreno e ne arriva ai fiumi di più e più in fretta. Un’altra causa indicata è la scarsa pulizia dei fiumi, con detriti e vegetazione nell’alveo che ostacolano la corrente. La direttiva del 2007 aggiunge le case e le attività costruite nelle pianure vicino ai fiumi, l’uso del suolo che trattiene meno acqua e i cambiamenti climatici, che contribuiscono a rendere le alluvioni più probabili e i loro danni più gravi.

    Esempio pratico: nel maggio 2023 l’Emilia-Romagna ha ricevuto due ondate di pioggia a meno di venti giorni l’una dall’altra, e in diverse località il totale del mese ha superato i 450 millimetri. Nei due eventi del 2-3 e del 16-17 maggio, secondo il bilancio della Regione, sono esondati 23 fiumi e corsi d’acqua e sono stati colpiti 45 comuni in 3 province. Sui bacini del crinale e della collina forlivese erano caduti fino a 300 millimetri in 48 ore, e il rapporto ISPRA edizione 2024 conta in regione oltre 80.000 frane in quel mese.

    La piena del fiume: grandi fiumi e torrenti

    Le piene non salgono tutte con la stessa velocità. Secondo «Io non rischio», quelle dei grandi fiumi crescono lentamente e si possono seguire e prevedere; quelle dei fiumi piccoli e dei torrenti crescono molto in fretta e lasciano poco tempo per intervenire. Lo USGS lo lega alla grandezza del bacino: i fiumi con bacini più grandi hanno bisogno di piogge più lunghe per crescere in modo significativo.

    L’Italia, ricorda la Protezione Civile, ha in genere bacini idrografici piccoli, che reagiscono alla pioggia in tempi molto brevi. Fra l’inizio della pioggia e l’arrivo della piena può passare poco. Con i rovesci, soprattutto d’estate, torrenti e corsi d’acqua minori possono passare da asciutti a in piena in pochissimo tempo, anche per un temporale caduto più a monte.

    Al Sud ci sono le fiumare, che diventano veri fiumi solo con piogge abbondanti. E ci sono i torrenti tombati, che per lunghi tratti scorrono coperti da strade o edifici: come le fogne, quando non riescono a smaltire la pioggia in eccesso causano allagamenti.

    Alluvione lampo: quando la piena arriva in poche ore

    La NOAA, l’agenzia statunitense per l’atmosfera e gli oceani, chiama alluvione lampo (flash flood) la piena causata da una pioggia molto forte caduta in poco tempo, in genere meno di sei ore. Può arrivare da pochi minuti a qualche ora dopo il temporale.

    In Italia, secondo la Protezione Civile, sono frequenti le alluvioni nei bacini piccoli, soprattutto in Liguria e in Calabria, dove la piena si forma in poche ore dopo piogge intense e localizzate. Sono piogge difficili da prevedere, e lì possono nascere anche colate di fango. La campagna «Io non rischio» ricorda che le previsioni del tempo danno la probabilità di pioggia su una zona ampia, e non la certezza che piova in un punto preciso.

    Una piena improvvisa può arrivare anche quando non è piovuto. La NOAA cita il cedimento di un argine o di una diga e l’acqua trattenuta da detriti o ghiaccio che si libera di colpo. Anche le aree bruciate sono molto esposte: dopo un incendio la pioggia che suolo e piante avrebbero assorbito scorre via quasi subito, e i ruscelli si gonfiano prima e di più.

    TipoChe cosa succedeCause indicate dalla NOAA
    FluvialeIl livello del fiume supera le spondeTempeste tropicali, temporali che insistono sulla stessa zona, pioggia con neve che si scioglie, blocchi di ghiaccio
    LampoLa piena arriva da pochi minuti a qualche ora dopo la pioggiaPioggia molto forte in poco tempo, in genere meno di sei ore
    CostieraLe terre lungo la costa vanno sott’acquaAlta marea più alta del normale, aggravata da forti piogge e da venti dal mare verso terra

    Il tempo di ritorno e la piena «da 100 anni»

    Per misurare il pericolo si usa il tempo di ritorno, cioè il numero medio di anni tra due piene di una certa grandezza. Lo USGS avverte che gli intervalli reali variano molto e che per stimarlo servono almeno dieci anni di misure: più anni ci sono, più la stima è affidabile.

    Una piena «da 100 anni» non arriva una volta ogni secolo. Lo USGS la definisce come una piena con l’1% di probabilità di verificarsi in un anno qualsiasi, e su un milione di anni ci si aspetta che capiti circa 10.000 volte, a intervalli irregolari. E una pioggia «da 100 anni» non produce per forza una piena «da 100 anni»: contano anche quanto è estesa la pioggia sul bacino, quanto è bagnato il terreno e il rapporto tra la durata del temporale e la grandezza del bacino.

    In Italia le mappe delle zone allagabili seguono tre scenari fissati dal decreto legislativo 49 del 2010, con cui il Paese ha recepito la direttiva europea. La pericolosità elevata corrisponde a piene frequenti, con tempo di ritorno tra 20 e 50 anni; quella media a piene poco frequenti, tra 100 e 200 anni; quella bassa a eventi rari o estremi. Nella mosaicatura ISPRA del 2020 le aree a pericolosità idraulica elevata coprono 16.224 chilometri quadrati, il 5,4% del territorio nazionale, quelle a pericolosità media circa 30.200 chilometri quadrati, il 10%, e quelle a pericolosità bassa 42.376 chilometri quadrati, il 14%.

    Alluvioni in Italia: dove e quanto

    Tra le alluvioni italiane più gravi per vittime e danni la Protezione Civile ricorda quelle del Po nel Polesine nel 1951, dell’Arno nel 1966 e del Po nel Nord Italia nel 1994 e nel 2000.

    Esempio pratico: dopo dieci giorni di piogge forti, nella notte tra il 3 e il 4 novembre 1966 l’Arno uscì dal letto nel Casentino e nel Valdarno Superiore, prima ancora di arrivare a Firenze. In città, secondo la Protezione Civile, l’onda di piena era alta tre metri e correva per le strade a 60 chilometri all’ora. Lungo il fiume non c’era una rete di monitoraggio, e i fiorentini furono colti di sorpresa. In via dei Neri, nel quartiere di Santa Croce, una targa segna il livello massimo dell’acqua: 4 metri e 92 centimetri. La Protezione Civile riporta 35 morti in Toscana; il 6 novembre, quando l’Arno si ritirò, Firenze era coperta da 600.000 tonnellate di fango. La legge 996 del 1970 disegnò un quadro complessivo degli interventi di protezione civile e riconobbe per la prima volta il lavoro dei volontari.

    I dati ISPRA elaborati nel 2020, ripresi nel rapporto sul dissesto idrogeologico edizione 2024, contano 6,8 milioni di abitanti in zone allagabili nello scenario di pericolosità media, l’11,5% dei residenti, e 2,9 milioni di famiglie esposte al rischio alluvioni. Gli edifici nelle aree inondabili dello scenario medio superano 1,5 milioni, il 10,7% di quelli italiani, e i beni culturali esposti nello stesso scenario sono quasi 34.000. Le regioni con più abitanti esposti a frane e alluvioni, sommando i due rischi, sono Emilia-Romagna, Toscana, Veneto, Campania, Lombardia e Liguria. Per «Io non rischio» le conseguenze peggiori si hanno nelle città, dove ci sono più persone ed edifici e dove le trasformazioni del territorio spesso rendono le alluvioni più pericolose. La campagna aggiunge che dove ci sono già state alluvioni è probabile che se ne verifichino ancora.

    Le alluvioni sono una parte di quello che nel linguaggio comune si chiama dissesto idrogeologico, insieme a frane, valanghe, erosione delle coste e abbassamento del suolo. Secondo l’ISPRA, nel 2024 il 94,5% dei comuni italiani aveva almeno un’area a rischio per uno di questi fenomeni, escluso l’abbassamento del suolo.

    Clima e città: che cosa dice l’IPCC

    L’IPCC, il gruppo di scienziati dell’ONU sul clima, scrive nel rapporto del 2021 con «confidenza alta» che dagli anni Cinquanta le piogge intense sono diventate più frequenti e più forti sulla maggior parte delle terre emerse per cui ci sono dati sufficienti. Giudica probabile che la causa principale sia il cambiamento climatico provocato dall’uomo. Secondo le sue proiezioni, a scala globale le piogge giornaliere estreme diventano più intense di circa il 7% per ogni grado di riscaldamento in più («confidenza alta»).

    Con 1,5 °C di riscaldamento globale l’IPCC prevede piogge intense e alluvioni collegate più forti e più frequenti nella maggior parte delle regioni di Africa e Asia, con confidenza alta. Per l’Europa la stessa proiezione ha confidenza media. Sulle coste l’aumento del livello del mare rende più frequenti e più gravi le inondazioni nelle zone basse (confidenza alta). Le città contano anche qui: l’urbanizzazione aumenta le piogge sopra e sottovento ai centri abitati (confidenza media) e l’intensità dell’acqua che scorre in superficie (confidenza alta).

    Difese, allerte e indicazioni della Protezione Civile

    La Protezione Civile divide le difese in due gruppi. Ci sono le opere, come argini, bacini che trattengono l’acqua, canali che deviano la piena in eccesso e raddrizzamenti dell’alveo, e ci sono le misure non strutturali: la gestione del territorio, i sistemi di allerta e i piani di emergenza. La direttiva europea chiedeva a ogni Stato di completare le mappe di pericolosità e di rischio entro il 22 dicembre 2013 e di pubblicare i piani di gestione del rischio entro il 22 dicembre 2015.

    Le allerte le emettono Regioni e Province autonome, coordinate dal Dipartimento della Protezione Civile, e poi i sindaci attivano i piani comunali. La tabella nazionale, fissata il 10 febbraio 2016, assegna un colore a ogni livello di criticità: verde per nessuna criticità, gialla per quella ordinaria, arancione per la moderata, rossa per l’elevata. Per i temporali il livello più alto è l’arancione, perché le condizioni da rosso rientrano già nell’allerta rossa per rischio idrogeologico.

    Durante un’alluvione, spiega «Io non rischio», l’acqua può crescere di colpo anche di uno o due metri nel giro di qualche minuto. Dentro casa rischia di più chi sta in cantina, in un seminterrato o al piano terra. All’aperto sono pericolosi i sottopassi e i tratti vicino ad argini e ponti; lo sono anche le strade molto ripide e le zone più basse. La campagna indica di non scendere in cantina o in garage per salvare oggetti e di non uscire per spostare l’auto. Chi è al piano terra, secondo le stesse indicazioni, sale ai piani alti per le scale, perché l’ascensore può bloccarsi. Anche l’acqua del rubinetto potrebbe essere contaminata.

    Il National Weather Service statunitense dà qualche misura della forza della corrente. Bastano circa 6 pollici di acqua veloce per far cadere un adulto, circa 12 per trascinare via la maggior parte delle auto e circa 2 piedi anche SUV e camioncini: in centimetri, con una conversione approssimata, sono 15, 30 e 60.

    Presentazione

    Slide pronte da scaricare e fare tue in PowerPoint o Google Slides, con le note del relatore. Scegli il taglio Lampo o quello Completo.

    Slide 1 della presentazione su Alluvione: AlluvioneSlide 2 della presentazione su Alluvione: Perché un fiume esce dagli argini?Slide 3 della presentazione su Alluvione: Dalla pioggia all'allertaSlide 4 della presentazione su Alluvione: Capitolo 01: Esondare o allagareSlide 5 della presentazione su Alluvione: «Io non rischio» e direttiva UE 2007Slide 6 della presentazione su Alluvione: Capitolo 02: Dalla pioggia alla pienaSlide 7 della presentazione su Alluvione: Dal versante alla foceSlide 8 della presentazione su Alluvione: Capitolo 03: Italia, chi vive in zona allagabileSlide 9 della presentazione su Alluvione: Italia, dati ISPRA elaborati nel 2020Slide 10 della presentazione su Alluvione: Arno, novembre 1966Slide 11 della presentazione su Alluvione: Capitolo 04: Probabilità e allerteSlide 12 della presentazione su Alluvione: Frequenti · Poco frequenti · Scenario massimoSlide 13 della presentazione su Alluvione: Una piena «da 100 anni» capita una volta al secoloSlide 14 della presentazione su Alluvione: Secondo la NOAA, in quanto tempo cade di solito la pioggia di un'alluvione lampo?Slide 15 della presentazione su Alluvione: Mappa, quiz e flashcard sul sito
    Lampo10 slideIl filo essenziale, per presentarlo in classeCompleta15 slideTutti i capitoli e gli approfondimenti

    Falsi miti

    • ✗ Mito Un'alluvione «da 100 anni» capita una volta al secolo, quindi dopo averne vista una si è tranquilli per un bel po'.

      ✓ Realtà Lo USGS la definisce come una piena con l'1% di probabilità di verificarsi in un anno qualsiasi. Il conto ricomincia ogni anno: una piena rara arrivata l'anno scorso non abbassa la probabilità di un'altra quest'anno. Il tempo di ritorno è una media tra due piene di quella grandezza, e gli intervalli veri cambiano molto.

    • ✗ Mito Se dove mi trovo non piove, il torrente vicino non può riempirsi all'improvviso.

      ✓ Realtà Per la Protezione Civile un torrente o un piccolo corso d'acqua, specie d'estate, può gonfiarsi di colpo per un temporale scoppiato più a monte, anche se fino a un momento prima era asciutto. Il torrente raccoglie l'acqua di tutto il suo bacino. La NOAA aggiunge che una piena improvvisa può arrivare anche quando cede un argine o una diga.

    • ✗ Mito Con pochi centimetri d'acqua sulla strada si passa in auto.

      ✓ Realtà La campagna «Io non rischio» spiega che anche pochi centimetri d'acqua possono far perdere il controllo dell'auto o spegnere il motore, con il rischio di restare intrappolati. Il National Weather Service statunitense calcola che circa 12 pollici di corrente, una trentina di centimetri, bastino a portare via la maggior parte delle auto. Sotto una strada allagata il fondo potrebbe anche essere crollato.

    Mappa concettuale

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    • Alluvione
      • Che cos'è
        • Allagamento temporaneo Terre di solito asciutte, per la direttiva europea del 2007
        • Esondazione Il fiume trabocca o rompe gli argini
        • Inondazione Parola usata anche per gli allagamenti dal mare
      • Come si forma
        • Piogge forti o lunghe Fanno crescere la portata
        • Bacino idrografico Il territorio che porta l'acqua al fiume
        • Terreno saturo Non assorbe altra pioggia
        • Suolo impermeabile Più acqua ai fiumi, e più in fretta
      • Tipi di alluvione
        • Fluviale Il livello del fiume supera le sponde
        • Lampo Pioggia molto forte, in genere meno di sei ore
        • Costiera Alta marea anomala, pioggia e vento dal mare
      • Misurare il pericolo
        • Tempo di ritorno Anni medi tra due piene simili
        • Piena da 100 anni 1% di probabilità in un anno qualsiasi
        • Scenari del D.Lgs. 49/2010 Pericolosità elevata, media, bassa
      • Difesa e allerta
        • Opere Argini, bacini di trattenuta, canali scolmatori
        • Allerte a colori Verde, gialla, arancione, rossa
        • Luoghi pericolosi Cantine, sottopassi, argini e ponti

    Quiz: mettiti alla prova

    Rispondi alle domande per verificare quanto hai imparato: riceverai subito la correzione e una breve spiegazione.

    Voto 0/10 0/5
    1 Secondo la campagna «Io non rischio», che cosa distingue l'esondazione dall'alluvione?

    Esondare è ciò che fa il fiume quando l'acqua scavalca gli argini o li apre. Alluvione è il nome dell'allagamento che si allarga dopo, intorno al fiume.

    2 Che cosa significa, per lo USGS, una piena «da 100 anni»?

    È una misura di probabilità annua: su un milione di anni ci si aspetta circa 10.000 piene così, a intervalli irregolari.

    3 Secondo la NOAA, in quanto tempo cade di solito la pioggia che provoca un'alluvione lampo?

    Conta la concentrazione: per la NOAA basta un rovescio molto intenso che dura meno di sei ore, e la piena può presentarsi già dopo pochi minuti o qualche ora.

    4 Perché in Italia la piena può arrivare poco dopo l'inizio della pioggia?

    Per la Protezione Civile l'Italia ha in genere bacini piccoli, che rispondono alla pioggia in tempi molto brevi. Piogge intense e localizzate possono così dare colate di fango e alluvioni lampo.

    5 Vero o falso: un terreno già bagnato da piogge precedenti manda più acqua al fiume di un terreno asciutto.

    Lo USGS spiega che il terreno asciutto lascia filtrare più pioggia. Quello già zuppo ne assorbe meno, e nelle piene più grandi quasi tutta l'acqua scorre in superficie fino al corso d'acqua.

    Risposte: 1-A · 2-B · 3-A · 4-B · 5-A

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    Un'alluvione è l'acqua che copre per un certo tempo terre normalmente asciutte. Di solito la provocano piogge intense o prolungate, che gonfiano fiumi, torrenti, canali e fogne. Quando il fiume gonfio supera gli argini o li rompe si parla di esondazione, e l'alluvione è l'allagamento che ne segue. In Italia molti bacini sono piccoli e reagiscono alla pioggia in poche ore: per questo capitano anche le alluvioni lampo, dopo piogge intense e localizzate difficili da prevedere.

    Domande e risposte

    Che differenza c'è tra alluvione e inondazione?

    La legge europea chiama alluvione l'allagamento temporaneo di terre di solito asciutte, e ci mette dentro anche l'acqua che arriva dal mare sulle coste. L'ISPRA usa «inondabili» per le stesse zone che chiama allagabili e parla di inondazioni costiere per il mare che entra a terra. Esondazione invece ha un senso solo: il fiume che esce dagli argini.

    Perché i fiumi esondano?

    Piogge forti o lunghe fanno crescere la portata finché le sponde non contengono più l'acqua. Il fiume si gonfia di più se il terreno è già bagnato, come spiega lo USGS. La Protezione Civile aggiunge il suolo coperto di superfici impermeabili e i detriti e la vegetazione che nell'alveo ostacolano la corrente.

    Che cos'è un'alluvione lampo?

    È una piena provocata da un acquazzone molto intenso e breve: la NOAA parla di piogge che durano in genere meno di sei ore. In Italia la Protezione Civile la segnala soprattutto in Liguria e Calabria, dove i bacini piccoli si gonfiano poche ore dopo piogge localizzate.

    Cosa vuol dire allerta rossa per un'alluvione?

    Nella tabella nazionale della Protezione Civile ogni colore corrisponde a un livello di criticità: verde nessuna, gialla ordinaria, arancione moderata, rossa elevata. Le allerte le emettono Regioni e Province autonome; poi i sindaci attivano i piani comunali di protezione civile.

    Fonti consultate

    • Direttiva 2007/60/CE relativa alla valutazione e alla gestione dei rischi di alluvioni (Unione europea)
    • Direttiva 2000/60/CE che istituisce un quadro per l'azione comunitaria in materia di acque (Unione europea)
    • ISPRA, Le alluvioni
    • ISPRA, Indicatori di rischio
    • ISPRA, Dissesto idrogeologico in Italia (presentazione del rapporto, luglio 2025)
    • ISPRA, Alluvione in Emilia-Romagna: piogge record, fiumi e corsi d'acqua esondati (maggio 2023)
    • ISPRA, Dissesto idrogeologico in Italia: pericolosità e indicatori di rischio, edizione 2024, executive summary (Rapporti 415/2025)
    • Regione Emilia-Romagna, Bilancio di mandato 2020-2024, Più forti delle emergenze
    • Dipartimento della Protezione Civile, Rischio meteo-idro: i fenomeni
    • Dipartimento della Protezione Civile, Descrizione del rischio meteo-idro
    • Dipartimento della Protezione Civile, Tabella delle allerte e delle criticità meteo-idrogeologiche e idrauliche
    • Dipartimento della Protezione Civile, The flood of Florence
    • Io non rischio, Alluvione
    • Io non rischio, Cosa sapere sull'alluvione
    • Io non rischio, Cosa fare in caso di alluvione
    • USGS Water Science School, 100-Year Flood
    • USGS Water Science School, Watersheds and Drainage Basins
    • NOAA National Severe Storms Laboratory, Severe Weather 101: Flood Types
    • NOAA National Weather Service, Turn Around Don't Drown
    • IPCC, Climate Change 2021: The Physical Science Basis, Summary for Policymakers

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    • Scienza Ciclone: cos'è, come si forma e che differenza c'è con uragano e tifone Un ciclone è una zona di bassa pressione attorno alla quale l'aria gira in un cerchio chiuso, in senso antiorario nell'emisfero nord e orario in quello sud. I cicloni tropicali nascono sopra un mare ad almeno 27 °C e prendono energia dal calore che il vapore libera quando condensa in nubi. Quando il vento sostenuto arriva a 119 km/h il ciclone tropicale prende il nome della sua regione: uragano nel Nord Atlantico, tifone nel Pacifico nordoccidentale. Sotto quella soglia si parla di depressione o di tempesta tropicale, e sopra la forza si misura con la scala Saffir-Simpson, da 1 a 5. Alle medie latitudini il tempo dall'autunno alla primavera lo fanno invece i cicloni extratropicali, che a volte nel Mediterraneo prendono tratti tropicali e diventano medicane. Leggi il Recap →
    • Scienza Brina: come si forma e perché compare solo in certe notti La brina è il deposito di cristalli di ghiaccio che compare su erba, auto e tetti nelle mattine fredde, formato dal vapore acqueo che passa direttamente allo stato solido senza diventare prima acqua liquida. Il fenomeno, chiamato brinamento, richiede che la superficie scenda sotto 0°C, condizione che si crea più facilmente nelle notti serene, con vento debole e senza nebbia. Alcune superfici si imbrinano prima di altre perché perdono calore a velocità diverse, l'erba più dell'asfalto, il metallo e il vetro più in fretta di molti altri materiali. La brina non va confusa con la galaverna, che nasce invece dal congelamento di goccioline di nebbia a contatto con una superficie esposta al vento. Leggi il Recap →
    • Scienza Sostenibilità energetica: cos'è e come si raggiunge Si parla di sostenibilità energetica quando l'energia resta disponibile, resta pagabile e lascia un impatto ambientale contenuto. La IEA, l'agenzia internazionale che studia i sistemi energetici, mette queste tre condizioni nella propria missione dichiarata, e il lavoro si fa su due fronti, le fonti da cui l'energia si ricava e la quantità che un dato servizio richiede. Sul primo la IEA prevede un aumento di 4.600 GW di capacità rinnovabile nel mondo tra il 2025 e il 2030, con il solare a coprirne quasi l'80%. Sul secondo, nel 2025 l'efficienza energetica mondiale dovrebbe migliorare dell'1,8%, mentre nell'Unione Europea Eurostat ha misurato una quota rinnovabile del 26,2%, contro un obiettivo del 42,5% al 2030. Leggi il Recap →

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